David Foster Wallace si è impiccato. Lo leggo ora da Cinas, da Jeffbuck, sull'Ansa, sull'LA Times. La notizia, per qualche ragione, mi ha fatto l'effetto di uno schiaffo.David Foster Wallace è uno di quegli autori che ho rimandato per anni a leggere, così come aspetti a bere quel vino particolarmente pregiato che hai in cantina. Quando mi sono decisa è stato amore istantaneo.
Avevo pensato a un post da fare, a proposito dei libri che si rimandano sempre, magari procrastinando l'acquisto, magari comprandoli e mettendoli sullo scaffale finché un giorno li scegli perché è il loro turno.
Pensavo che ultimamente i libri su cui rimando sempre sono i tomi, perché riesco a leggere quasi solo nel tragitto tra casa e ufficio e i tomi non sono portatili: oltre a richiedere spazio in borsa richiedono tempo per essere assaporati, più di libri da duecento pagine.
Tra i libri massicci che mi aspettano a casa c'è Underworld (che ho iniziato tre volte e dubito che mai finirò, e Io sono Charlotte Simmons di Tom Wolfe, che ho iniziato e poi ho capito che non era il momento.
Tra quelli che aspettavano in libreria c'è L'Arcobaleno della Gravità di Pynchon e Infinite Jest.
Giovedì sera, dopo una giornata che mi ha lasciato addosso una sensazione sottopelle di svuotamento e di inutilità, ho pensato che avevo bisogno di qualcosa che mi ridesse un senso e sono passata in libreria.
Giovedì, così demoralizzata, stanca di cercare un numero che non c'è sull'agenda del telefono per dissipare un po' di quella cupezza con parole amichevoli, ho pensato di rifugiarmi nelle parole scritte di qualcun altro. Ho guardato l'Arcobaleno della Gravità, ho guardato Infinite Jest, ho pensato che fosse ora di prendere almeno uno dei due. Ho scelto Wallace, finalmente. Arrivata a casa dopo le prime pagine ero già più sollevata. Continuare ora non sarà lo stesso. Ma sarà la mia veglia.
Cinas dice che considerato il personaggio tribolato, ce lo si potesse aspettare.
Gli artisti hanno una sensibilità diversa, un bordo più sottile che li separa dall'oscurità. E' come una spiaggia su un mare notturno. Ci pescano, ci si tuffano, vanno al largo fino a non vedere più la riva. A volte non ne riemergono. Ogni volta fa male e fa rabbia.
E il pensiero ricorrente che ho, a sentire questa notizia, sale come il rumore delle onde. E se non ci trovate il nesso logico, nella mia testa c'è. Il tempo è contato, eppure continuiamo a perderlo come ne avessimo per sempre.






