sabato, 19 aprile 2008
Oggi c'è il sole e col sole rifiorisce anche l'entusiasmo e si possono fare mille cose. Alcune più o meno intelligenti, o dignitose. Oggi è il giorno del meno.
Perché la scelta di oggi è stata di fare il pubblico a quella trasmissione musicale del pomeriggio di Raidue. Una scelta, come dire. Azzardata.

Scalo 76. Quel calderone che vorrebbe mescolare roba da intellettuali, indiefighetti e icone nazionalpopolari. E riesce solo a fare come il limone nel latte: cagliarlo. Ma io ancora non lo so, non l'ho mai vista. Felson si è fatto coinvolgere in questa mia brillante idea ieri sera, in un momento di incoscienza. Se ne pente appena arriviamo davanti agli studi della Rai e per tutte le cinque ore seguenti che ci suchiamo nel meraviglioso mondo della tivvù.

Tutto perché dovrebbe esserci Paolo Benvegnù. E invece Paolo Benvegnù non c'è. Lo hanno bidonato all'ultimo, ma noi non lo sappiamo ancora. C'è Bugo (registrato, pure, la Cree mi aveva avvertito), deve averlo scavalcato per potenza discografica. Il che fa già ridere. Non potevano esserci entrambi: non credo tollerino in trasmissione più di un artista sconosciuto per volta.

Ci sono sparuti ragazzetti neo-brit che attendono l'incontro coi Kooks e che se ne vanno subito dopo. Beati loro. Ma soprattutto ci sono centoventi maniaci di Pieropelù. Li riconosci per l'impegno con cui cercano di imitare la tamarraggine del loro idolo. E per la gran voglia di fare amicizia con i loro simili e seminare disprezzo su tutti gli altri. "Per chi sei qui?" "Per Benvegnù." "Per chiiiiiiiiii? E chi sono gli Gnu?". Animali più evoluti di te. "Ti odio", mi fa Felson.

Dopo un'ora a guardarci le scarpe e sparlare dei presenti in attesa di capire cosa fare, decidiamo di mangiare qualcosa. Il tempo di andare al bar e far togliere dal cellophane due toast, che vediamo muoversi la massa del pubblico. Rimaniamo a mangiare? E se poi restano solo i posti più in vista? Non pensiamo che probabilmente, di tutti i presenti, siamo gli unici che non hanno alcuna voglia di comparire in televisione. Non faremo che sentire i nostri vicini di posto lamentarsi perché non sono abbastanza inquadrati e come vorrebbero un posto "migliore". Ma non lo sappiamo ancora. Nel terrore di rischiare di apparire, diciamo addio ai toast e ci accodiamo.
Si chiudono le porte dello studio alle nosre spalle e ci dicono che nessuno potrà più uscire fino alla fine della trasmissione. Abbiamo già una sensazione a metà tra la claustrofobia e la fame. "Ti odio" mi fa Felson.

"Voi, andate in prima fila!" guardo atterrita lo spartitore di traffico umano e col cuore palpitante in mano esclamo, "No, in prima fila no!". "Allora andate là" e noi ci illudiamo per trenta secondi che sia un posticino defilato.
E lo sarebbe, non fosse per le due ENORMI telecamere che puntano verso di noi. Siamo appena dietro il secondo palco, quello dove si stanno per esibire i Kooks in apertura di programma. Per tutti gli interminabili cinque minuti della loro esibizione veniamo ripresi più di loro. "Ti odio", mi fa Felson.

Per fortuna partecipano per cinque minuti Anna Negri e Alba Rohrwacher, regista e attrice di Riprendimi, adorabili e semplici, bontà loro. Alba è bellissima. Entra in jeans neri e dei plateau di vernice nera tacco quindici da paiura. Molto tenere entrambe, sincere, perfino. Non le scarpe. Le due donne. Uniche, in tutto lo show.

Il resto è lunga, interminabile, incontenibile noia. Una noia di rara intensità e potenza.
Due ore in cui il nostro gioco preferito è spostarsi di millimetri per cercare di non farsi riprendere.
Sotto una lama di aria condizionata che a me fa venire una cervicale da ottantenne e a Felson un malditesta da ricovero.
Agghiacciando, più che altro, per battute a cui non si ride perché non fanno ridere, però si applaude, perché si applaude anche per una scoreggia. Io rido parecchio, per l'assurdità della situazione e per l'incredibile quantità di cazzate che sento. Felson invece ha la disperazione negli occhi, e perché non mi sfugga il concetto, le poche volte che mi rivolge la parola e è per ripetermi che mi odia.
Fossimo a casa avremmo già cambiato canale da secoli. Invece ci siamo dentro. E non possiamo uscire. Un incubo.

Almeno adesso siamo testimoni oculari che la Corvaglia è buona solo a essere bona e indossare una sottoveste - e se la tira tanto che le fa il giro intorno sei volte. E che la Maugeri, vestita da sciura bonton, fa davvero interviste che sanno di acqua diluita nell'acqua - ma almeno ogni tanto ha un'aria di chimmelofafare. E che entrambe sono troppo magre. Troppo troppo magre. E che Bossari è una patata.
E che per fare questo lavoro come persona dietro le quinte, e fai, poniamo, "l'animatore di sala" e devi tenere caldi i presenti e dare la clac ogni trenta secondi, conditio sine qua non è l'essere inutilmente pompato e convinto di essere fondamentale per i destini del mondo.

Comunque il dibattito su X-Psicodramma-Factor è stato molto interessante, considerato che non ne ho mai visti cinque minuti e ho già capito tutto. La Rai voleva il suo Amici, in pratica.

Ma soprattutto, lui, the man, l'artista principale della puntata. Piero Pelùùù. Molto dal vivo, in tutta la sua tamarraggine. Tutti ffnnnommeniiiii!
Non ci sono parole per mostrare l'orrore.
Posso solo dire che mi rimarrà impresso molto a lungo il medley con No Fun degli Stooges, che probabilmente solo io e Felson riconosciamo, piangendo un po' per la commozione.
Come il bassista: occhialini rotondi rossi, barbetta, capello lungo, chiodo nero e aria da quantossofigo io che sso' roccher: "Felson, perché quello lì io l'ho già visto?" "Perché è un clichè."

Ma mai quanto il momento topico dell'intervista. Quello mi rimarrà per sempre dentro. Credo che dovrò parlarne con la mia psicologa.
La Maugeri tira su il braccio e dice a Pelù "Non mi sono depilata l'ascella per te!" e lui ci si tuffa sopra per annusargliela. Poi si gira verso le telecamere e dà un colpo di bacino in avanti mentre tira i gomiti indietro. Minchia, rockenroll.
Quei ricordi indelebili che si possono raccontare ai nipoti. Se se vuole perdere ogni credibilità e rispetto ai loro occhi.

Alla fine della seconda ora lo sguardo di Felson ricorda pericolosamente quello di MIchael Douglas in "Un giorno di ordinaria follia". A lui sta per scoppiare la testa e a me la vescica. Prima di essere la prima vittima di tutto lo studio, allo stacco pubblicitario gli dico Ora!
Usciamo, ci inseguono "RaGAZZI, NON POTETE USCIRE!" "Ma lui sta male!" urlo disperata, pronta a minacce di vomito sui pantaloni di Bossari se non ci lasceranno andare via. Al che ci lasciano liberi.
Incontriamo Anna Negri e Alba Rohrwacher: non ha più le scarpe vertiginose, che probabilmente le hanno imposto per lo show, ma dei semplicissimi anfibi, per questo prende millemila punti in più.
Ci fiondiamo al bar per mangiare quel toast che ci spettava due ore fa. Alla tivvù sta andando in onda l'ultima ora di Scalo 76. C'è lo special più dibattito su Renato Zero che durerà per tutta l'ultima ora. Probabilmente ci avrebbe stroncato definitivamente.
"Ci mancava lui" esala Felson. Mi volto: la visione di DJ Francesco mi fa andare di traverso l'ultimo morso del toast. Capiamoci: incontrare DJ Francesco al posto degli Gnu.

Passiamo a riprendere le nostre paccottiglie al guardaroba dove abbiamo dovuto abbandonare tutto. La guardarobiera mi fa "Hai visto Simona?" "Uh?" "Ma sì, Simona!" Mi volto e vedo una donna bionda e alta che guarda una televisione di spalle ridacchiando con un tizio. Potrei rispondere 'Estiiica, ma per educazione rispondo, "Aaaah, ma dai, eh già!".Pare non sia una dose sufficiente di entusiasmo per la tizia, che mi guarda un po' stranita. Forse dovrei chiederle scusa perché questo è l'effetto che mi fanno le celebrità. Ma chissenefrega. Ci apre il portone, finalmente. Siamo liberi! E fuori c'è ancora il sole!

"Promettimi che non mi porterai mai più in un posto del genere!" mi chiede Felson. Glielo prometto.
Quando Benvegnù sarà ospite, i suoi cinque minuti ce li guarderemo in televisione.
viridian©, evabè. | 18:13 | Permalink | commenti (22) |
music is my radar, thirty-nothing, cose che succedono a viridian, ho visto cose che voi