domenica, 09 marzo 2008
Yes I am intense
Maybe quite obsessed
[Jeannie's Diary]


C'è un uomo la cui anima parla direttamente con la mia. A me e a quelli come me.
C'è un uomo che trova le parole e la musica per far cantare il mio cuore. Il mio, e quelli come il mio.
Ha la voce roca, il barbone e gli stessi occhiali da nerd da sempre, il viso in ombra sotto la visiera di un berretto. Appoggia racconti dolorosi su canzoni divertenti, illuminazioni di pura gioia su musiche malinconiche. Ha quell'ironia disperata di chi sa che l'unico trucco per sopravvivere è vivere. Ha sublimato lutti e tragedie in musica. vinto grandi dolori con la sua arte. Parole semplici e pure come la verità.

And i was thinking 'bout how
everyone is dying
and maybe it is time to live
[ps: You rock my world]


Mistery of Mr E #3

Quest'uomo si chiama Mark Oliver Everett, aka Mr E, e se mi leggete da un po' sapete quanto straveda per lui. E' figlio di uno dei più grandi fisici del '900: un padre con cui ha vissuto senza saperne nulla. "Mio padre non mi ha mai e poi mai detto nulla delle sue teorie. Ho vissuto nella stessa casa con lui per 18 anni ed era un perfetto sconosciuto. Viveva nel suo universo parallelo. Una presenza fisica, come un pezzo di arredamento, seduto al tavolo della cucina che buttava giù folli appunti notte dopo notte. Penso fosse molto deluso di sapere di essere un genio mentre il resto del mondo non lo sapeva".
Prima del concerto degli Eels, Hugh Everett III viene raccontato attraverso un documentario particolareggiato e affascinante della BBC. In inglese e senza sottotitoli. Mr E non è nuovo a queste cose: il concerto di tre anni fa era stato anticipato da un cartone animato in russo di almeno mezzora - e non sono sicura ci fossero i sottotitoli in inglese. E' fatto così. Si racconta, Mr E, così.
Peccato ci siano gli imbecilli e gli impazienti che di Mr E non sanno o non capiscono niente. E fischiano. Al punto che temo la data salti. Dopotutto, stanno fischiando la storia del padre morto dell'artista per cui siamo qui. Non una mossa intelligente. Cosa gli si augura lo esprime bene Yukiko.

(S)he will always be the only thing
That comes between me and the awful sting
That comes from living in a world that's so damn mean
[My beloved monster]


Poi arriva Mr E. Ci prende in giro - come, lo trascrive Felson - e poi resta sul palco. Sollievo. Insieme a The Chet, molto più che una spalla. E suona. Ed è meraviglia. Umorismo e poesia. La cronaca del concerto, i teatrini tra i due e la bellezza della scaletta, la racconta Monterey.

Io dico solo che spesso mi devo ricordare di respirare. Che su una versione assolutamente spaziale di Flyswatter devo riportare la mandibola in posizione. E che sul doppio finale "I'm going to stop pretending i didn't break your heart" e soprattutto su "PS You rock my world" piango. Maybe, it's time to live.
E va bene: non mi ha fatto "Beautiful blues", né "Numbered Days", né "Your lucky day in hell", né "3 Speed" con la mia filosofia di vita, quella qui a sinistra. E va bene: lo abbiamo aspettato inutilmente, e lui non è tornato sul palco in pigiama come l'altra volta a fare una chiusura clamorosa, e ci ha lasciato come appesi, come se mancasse qualcosa, un ultimo saluto. Ma non importa. Sarà per la prossima. Mr E è nel mio cuore, e sul mio lettore. Lo aspetterò, e intanto lo ascolterò cantare per me e a me e di me, ancora e ancora.

Once in a while your life gets so good
Worth all the trouble of the past
That was the case but i think i always knew
Good things don't ever last
[Dirty girl]
viridian©, evabè. | 23:56 | Permalink | commenti (6) |
serendipity, music is my radar, ho visto cose che voi