Quasi i tutti i torinesi si confondono allo stesso modo e se dicono subito Fiera glielo leggi in un microscopico corrugare della fronte che gli si mescola in un neurone il dubbio di essersi sbagliati e il compiacimento per averla azzeccata subito al fastidio per la parola Fiera, che fa tanto mercato, mentre Salone aveva un'altra dignità. Ma il neurone è troppo debole e la sensazione troppo subitanea per articolarla in un pensiero cosciente. E tanto poi, l'è l'istess.
Io vedo il Lingotto e mi sale un moto di affetto che potrei anche chiamare amore perché affetto è troppo poco.
Amo visceralmente i lunghi vessilli che sventolano e le facciate di vetro e la piazza antistante, il pavè di mattoni autobloccanti e i passamani verdi e l'enormità dei padiglioni dove una volta, racconta mio padre che è stato per una vita un dirigente Fiat e al Lingotto ci ha passato metà di quel tempo, risuonava l'eco dei macchinari Fiat.
Amo camminare tra gli stand e riconoscere le facce conosciute e chiedermi chi siano quelle sconosciute, e incontrare vecchie conoscenze e corrersi incontro e abbracciarsi e raccontarsela.
Amo l'odore della carta e il riverbero dei microfoni e l'insieme di ordine e confusione.
Amo sentirmi ingoiata e accolta e non accorgermi di come passano le ore e di quanti chilometri faccio solcando il perimetro e l'area e riposando i miei passi negli stessi punti che solco sin dalla prima edizione, ventuno anni fa.
E ehm, anche se non mi fa onore, amo sbandierare il tesserino e saltare la fila di chilometri e venire accolta gioiosamente e riempita di scartoffie e borse e gadget (quest'anno poca roba e la borsa è di plastica e fa abbastanza schifo, ma vabè) e pure il fatto che da un paio d'anni col pass stampa si abbia anche il paercheggio privilegiato e gratuito.
Amo un'altra milionata di cose minimali che non ho tempo di elencare perché tra cinque minuti ci devo tornare. Potrei arrivare a dire che amo perfino lo stand dello Spizzico dove ci si ammazza per un pezzo di pizza stopposo e gli orridi chioschi dove la birra è acqua gialla.
Il fatto è che amo vedere il Lingotto e immediatamente sentirmi a casa. E pensare che è quasi ora che a casa, qui, mi decida a fare in modo di esserlo davvero.
serendipity, torino e casa mia






