domenica, 05 luglio 2009
E ora un bell'argomento tabù per farci due risate.
Premesso che non sono particolarmente giù di morale, anzi. Sto bene, e chi mi conosce sa quanto sia ben attenta a non abusare di una simile definizione.

Se voglio dare una risposta sincera in genere soppeso e prendo le misure al mio benessere: Sto molto meglio di sei mesi fa ma peggio di cinque anni fa, sto meglio di un mese fa ma peggio di quanto mi aspetto di stare tra due mesi se alcuni dei miei progetti vanno in porto, ieri sera ho digerito male ma stanotte ho dormito bene, sono stata bene ieri sera dove ero ma forse sarei stata meglio in quell'altro posto, il mio malessere è inferiore a quello di uno passato tra le mani di una ronda, ma se misuro il mio benessere con quello di Amelie appena apre quella cazzo di porta e si decide di rivolgere la parola e baciare il suo uomo dei sogni perdo clamorosamente, fuori c'è il sole ma io sono a casa, però ho scelto di essere a casa e tanto fuori fa caldo, eccetera. Sommo gli addendi, rapporto ognuno al loro peso, divido per il fattore di ottimismo o pessimismo di cui sono permeata al momento et voilà, so come sto.
E al momento, sto bene, grazie.

Premesso ciò, stanotte ho sognato di morire. Ho sognato di sapere che stavo per morire e che tutto quello di me se ne sarebbe andato come lacrime nella pioggia eccetera.
Senza aver lasciato un testamento né le password dei miei innumerevoli account di qualsiasi cosa online.
Senza aver lasciato ai posteri una traccia di me di cui andare fiera.

Orribile sensazione. Che non mi è nuova, perché infesta i giorni più che le notti. Il pensiero della morte è fin troppo quotidiano per non considerarlo un'ossessione. Il non sapere come, quando. Come sarà arrivarci. Quanto tempo ho già sprecato e quanto continuerò a sprecare nel frattempo (fra-tempo).
Ho sognato che mi angosciava quello che già mi angoscia. Di non aver fatto niente de che della mia vita.

Oh, te pensa quando non sto bene.

Detto questo, sono in una fase asociale acuta. On e offline.
Il chiacchiericcio mi infastidisce, il web mi infastidisce, la sensazione che ho di non essere capace di parlare affabulare divertire mi infastidisce, la sensazione di origliare mi infastidisce, la quantità di tempo che perdo a fare cose che mi infastidiscono mi infastidisce, le chiacchiere anche in buona fede sulla mia vita mi infastidiscono mortalmente.
Mi infastidisce aver definito il mondo reale off-line.
Mi infastidisce sentirmi trasparente nel mondo reale.
I'm an immaterial girl in an immaterial world.
Sono una ragazza digitale nel mondo analogico. Una ragazza analogica nel mondo digitale.

Mi infastidisce avere l'impressione di non dire mai esattamente le cose come vorrei dirle, non definire il mio pensiero per quello che è, usare sempre un'approssimazione che non spiega mai, nemmeno a me. Le parole sdrucciolano, mi sfuggono, fanno un po' quel che je pare.
Mi infastidisce non far nemmeno ridere. Che se mi metto a riflettere poi divento 'sto macigno - e dire che mancano tanti argomenti all'appello.

Però ribadisco, sto bene. E' estate, ho un sacco di tempo libero, quando non lo perdo mi organizzo i prossimi mesi. Non sono mai sola, sto con le persone che amo, anche se mi si lascia in pace per la maggior parte del tempo. Non sono ricca ma mi sento ricchissima, perché faccio di me quello che mi va.

Per il resto, l'atarassia è un'ottima panacea.
Frega niente di comprare e apparire, e il disinteresse consumistico è una discreta liberazione.
Frega niente di costruire qualcosa, in qualsiasi campo, e il disinteresse nei confronti del futuro genera un minimo sindacale di angoscia facilmente gestibile.
Frega niente di interessare qualcuno, che porti a un rapporto di lavoro d'amore o una microcelebrità web di valore inesistente.
Frega niente di convincere all'acquisto, di elemosinare amore o interesse, di mostrarmi brillante affascinante necessaria.
Frega niente di persone che mi hanno deluso e ferito, e un tempo avrei creduto sarebbe stata una liberazione pensarla così, mentre mi rendo conto che la vera liberazione è che, appunto, frega niente.
Gente che ai colloqui aveva giurato "ci faremo sentire" e non si sono mai più fatti sentire, gente che ha giurato "ti chiamo" e non ha mai più richiamato, gente che diceva tante cose perché la parole sono facili, malleabili, rinnegabili.
Ho delle persone care, familiari e amici a cui vado bene così (o forse mi prendono così come sono, pazienza), gli altri si impicchino. Ma anche con loro frega niente di raccontarmi, sviscerarmi, mostrare dove fa male e cosa, ricevere consigli, ascoltare opinioni. Yawn, scusa, già sbadiglio. Scusatanto ma chissenefrega.

Così a chi me lo chiede dico che sto bene, perché alla fin fine è vero e le persone non hanno granché voglia di perdere tempo, ognuno c'ha le proprie di menate e non è che le mie meritino tanta attenzione.
E poi in qualche modo un po' bene devo stare, o non starei organizzandomi per due viaggi pressoché da sola. Qualche mese fa sarebbe stato impensabile, ora l'idea mi esalta.
Sarò giusto ospite di vecchi amici che appartengono ad alcune vite fa. Il loro presente farà da base al mio vagabondare. Nessuno del presente o del passato prossimo con me. Che il presente e il passato prossimo me li sto già scrollando di dosso, ma mettere distanze fisiche è ciò di cui ho bisogno.

Te pensa. Mi accorgo solo addesso che oggi è un certo anniversario.
Credo molto nel simbolismo delle date.
Quest'angoscia sotterranea ormai me la trascino da due anni. Due anni fa oggi scoprivo di avere il cuculo. Quel giorno, e i giorni a seguire sono indelebili. La solitudine, l'incertezza, il panico.
Il trovarsi faccia a faccia con la mortalità, con la paura della mortalità, di come il fisico ti possa tradire, di come l'ignoto sia sempre alla porta, si è scavata una cuccia in un angolo oscuro di me e da allora abbaia e ringhia notte e giorno.
E quindi faccio certi sogni di notte e quindi faccio certi pensieri di giorno. Nonostante siano cambiate tante cose in due anni.

Perciò me ne andrò in giro per i fatti miei. Vado a vedere se supero le paure che mi perseguitano di notte e di giorno. A viaggiare leggera e a cercare l'essenziale. A cercare stimoli altrove e vite diverse e persone nuove, e amicizie antiche di tempi in cui ero più fiduciosa. Per "ritrovare me stessa", come si dice. Ritrovare una me che abbia di nuovo fiducia in sé e meno paura dei fantasmi.

(Apperò, alla faccia del non voler più parlare di me.)
viridian©, evabè. | 17:29 | Permalink | commenti |
lezioni di anatomia, cose che succedono a viridian

venerdì, 03 luglio 2009
Tiziano Scarpa e Antonio Scurati quasi a ex equo. Vince "Stabat Mater" con 119 voti, 118 a "Il bambino che sognava la fine del mondo".

Perciò sono contenta, per quel nulla che vale la mia humble opinion. Ma non sono l'unica. "Finalmente vince la letteratura" dice Raul Montanari sul suo FB. Per una volta un autore underdog, che lavora sodo da anni: noto ma non pompato, letto ma non sparato nell'iperspazio dell'industria letteraria, valido per i critici come per i lettori, apprezzato ma non urlato.

Questo varrebbe, almeno in parte, anche per Scurati. Ma mentre Scarpa è uno scrittore che suscita simpatia nella "cerchia" oltre a essere apprezzato per le sue capacità, Scurati tendenzialmente è antipatico ai più. E la sua candidatura spontanea allo Strega non ha aiutato a diventare l'anima della festa. Le pepie del club letterario lo hanno preso per il culo da non subito, immediatamente.

Con Scurati ho avuto a che fare qualche volta. L'ho avuto come insegnante al corso di scrittura, e non mi aveva fatto sta gran impressione: lo avevamo catalogato come pallone gonfiato, piacevole come un colon irritabile. L'ho poi rivisto ad aprile a Collisioni e lì l'ho apprezzato di più: è costretto a portarsi in giro il suo insieme di manie e fisse di cui è consapevole e pure un po' imbarazzato. E' solo umano, imperfetto, come tutti.

Sono contenta che abbia vinto Scarpa. Anche se povero Scurati, un punto è beffa. E' come essere secondi al palio di Siena. Però due finalisti così se li merita la letteratura italiana - mille volte di più di quanto si meritasse Giordano l'anno scorso.
viridian©, evabè. | 01:27 | Permalink | commenti (6) |
letture viridiane

lunedì, 29 giugno 2009
Per il resto, leggo più che scrivere ultimamente, perché sono abbastanza stufa di parlare.
Spesso le cose che leggo mi fanno dubitare di far parte di questa società. Di volerne far parte.
Una società, un tempo, un luogo dove il pregiudizio è tornato a essere un punto di orgoglio.
Scappare sembrerebbe la soluzione più allettante. Niente di nuovo, ce lo ripetiamo in tanti da un pezzo, ma si raggiungono sempre nuovi livelli di saturazione.
Però resto, perché per lo più si resta. E leggo gente che mi mette davanti cose che preferirei non crederci, avessi scelta.

Ad esempio le vicende di integralismo e restaurazione, quotidiano bigottismo e religiosa ipocrisia che racconta Metilaraben, come quella delle lezioni a luci rosse vietate a Milano (qui) o la necessità dei gay di essere esorcizzati (qui).
Ma anche l'encefalogramma piatto con cui viene accettata qualsiasi porcata di B. la comune incapacità di schifarsi, di scandalizzarsi, di vergognarsi di lui, e anzi l'invidia e l'ammirazione che provoca, come racconta Diegozilla.
O il razzismo che ha bell'e finito di serpeggiare, è pienamente sdoganato e fa bene a spaventare, come racconta Cinas.
Anche le battute di Spinoza mi fanno ridere, ma amaro e nero, perché sotto c'è poco da ridere.

O leggo TFM, di qualsiasi cosa scriva, perché di ogni cosa scrive quel che mi trovo anch'io a pensare.
Qualche giorno fa diceva:

Stiamo scappando perché non vogliamo crederci. Ci hanno mentito. Ci avevano detto altro. Ci avevano assicurato che. E così non era. E poi ci hanno lasciato soli. A noi e ai nostri genitori. Ammortizzatori sociali, li chiamano. Avete visto? La famiglia è la sola vera architrave su cui si regge il nostro Paese. Ipocriti. Farabutti. Vi nascondete dietro un dito. Ci avete lasciato soli. E noi dobbiamo farcela. Dobbiamo trovare un modo. A ciascuno il suo. Non voluto. Trovato. A volte per caso, altre per necessità. Mai per scelta.
La Generazione Fuorisede legge i giornali. Strabuzza gli occhi. Vive di Internet. Usa i social network per mantenere dritti quei fili che da un computer si diramano fino agli affetti. Aggiunge come amici su Facebook le proprie madri e i propri padri. Vive la vita. Vive le mille realtà di chi non può permettersi il lusso di fermarsi neanche un attimo. Usa i mezzi pubblici. Soffre. Si incazza. Vede con i propri occhi. La gente. La Generazione Fuorisede non sceglie. Si adegua.

Ecco.
Io leggo tutti costoro, e molti altri.
Che mi fanno indignare, e l'indignazione è un elemento prezioso. Ma a lungo andare, se fermenta, se non ha sfogo, poi annichilisce. Vien voglia di andarsene altrove. Meglio la fuga dell'impotenza. Perché è come voler trattenere la corrente con un retino.
Per questo invidio la gioventù di mia nipote Firefly, che tra un paio di mesi se ne va un anno negli Stati Uniti a studiare. Scappa da questa realtà desolante, bambina, tu che puoi, tu che devi vedere altro e avere altri occhi, che a 16 anni la disillusione e il cinismo non dovrebbero appartenerti. E spero che un anno là ti dia un interesse per la società che la nostra non ha saputo darti - compresi noi, che pure abbiamo fatto di tutto per educarti al meglio.

Per questo son stata tanto bene lontano dal web per una settimana. Ho preso una vacanza dalla realtà. Una fuga illusoria e a termine. Ora sono di nuovo qui. A leggere cose che non vorrei crederci, eppure. Che ho le balle che girano e il sangue alla testa e ho smesso da un pezzo di essere perplessa, ormai sono direttamente schifata.

Ripenso a quello che scriveva Nonsisamai qualche tempo fa, come dicono gli ammerigani: se ti lamenti sei parte del problema, non della soluzione. Che invece è una cosa così tipicamente nostra.
Allora cerco di ricordarmelo più che posso. Smetto di lagnarmi per le mie fregnacce e dico che va tutto bene. Perché non ho di che lamentarmi. Perché volendo si può anche scoprire che non c'è niente di cui lamentarsi. Mica sempre eh. Ma magari spesso. Chi lo sa.
viridian©, evabè. | 18:32 | Permalink | commenti (10) |
vita in famiglia, webwebweb, filosofie spicciole

lunedì, 29 giugno 2009
Scusate ma ero al mare ad ustionarmi, quindi scrivo fuori tempo massimo quello che ho pensato già l'altra mattina. So che non potevate farne a meno.

- E' morto Michael Jackson!
- Ha superato la data di scadenza?
- Aveva solo 50 anni...
- Beh, è durato più del previsto.

Fondamentalmente, del pop king of your fucking country non me n'è mai fregato niente da vivo, figurarsi da morto. A me ha sempre scatenato un equilibrato mix di patetismo, inquietudine e disgusto, che supera il fatto che abbia scritto ottime canzoni pop - secoli fa, quando eravamo tutti più giovani.
Tutto sto coccodrillume post mortem sui vari social media mi lascia perplessa, anche se Barto lo motiva bene: "Credo che la morte di Jackson ci colpisca proprio per questo suo legarsi ai nostri ricordi piacevoli, io sono convinto che tutti, come me, ne hanno uno legato a lui. E poi perché tutti i personaggi con cui abbiamo a che fare fin dai primi anni in cui ci interessiamo a quello che succede nel mondo, ci sembrano immortali."
Ma se penso a lui, la prima cosa che mi viene in mente è il dialogo in Three Kings.
La seconda è chissenefrega.
La terza è che Farrah Fawcett ha avuto davvero sfiga.

viridian©, evabè. | 16:34 | Permalink | commenti (2) |
webwebweb

mercoledì, 24 giugno 2009
Mi alleno a prendere le distanze:
sono lontana da tutto e da tutti
- per cinque giorni almeno.
viridian©, evabè. | 00:38 | Permalink | commenti (1) |


domenica, 21 giugno 2009
Premessa doverosa per quanto nota

Che io sia di parte è risaputo.
Ce l'ho segnato anche sulla carta di identità nei segni particolari che ho un'adorazione assoluta per Neil scrittore-preferito-al-mondo Gaiman.
[Edit: qui seguiva uno sproloquio su quanto lo apprezzi e quante volte abbia letto i suoi lavori e quanto lo segua e mi emozioni e blablabla. Roba che devo aver scritto un cenitaio di volte. Poi ho avuto pietà di voi e l'ho tagliato.]

Riassunto per chi non ha voglia di leggersi il resto
Coraline mi è piaciuto.

[Anche perché ora vi tocca un'altra
divagazione autobiografica]

Nightmane Before Christmas invece è diventato uno dei miei film preferiti il sabato pomeriggio del dicembre '94 quando mi son trovata a guardarlo dal basso in alto da una scomodissima terza fila del cinema dove ero andata al primo appuntamento con un ragazzo, ragazzo che ricordo solo perché era con me a vedere Nightmane Before Christmas come primo (e ultimo) appuntamento.
E se mi concentro, ricordo che questo ragazzo era molto carino e altrettanto idiota. E ricordo pure, mio malgrado, che aveva un amico con la patente e l'auto - per cui al cinema in centro a Torino eravamo andati con lui. Meno romantico che andarci in due, ma più comodo che andarci in autobus.
E questo amico con la patente e l'auto con autoradio, subito sopra l'autoradio aveva appiccicato una striscia adesiva di quelle da etichettatrice a rilievo. Il mio (per comodità chiamiamolo) cavaliere mi aveva concesso di sedermi davanti, per poter godere appieno della compagnia del nostro autista, piacevole come un cono di cartavetrata infilato in posti non consoni e strisciato ripetutamente fino al consumo della carta. Non avevo ancora chiuso la portiera che mi aveva accolto con un "Fai il cazzo che ti pare, ma se non metti la cintura e ci fermano la multa te la paghi tu". Comunque ciao.
Questo pezzo da novanta di simpatia aveva in realtà un animo di poeta. Lo mostrava orgogliosamente a chiunque fosse salito in auto, con quella striscia adesiva rossa su cui aveva impresso cotanto verso che avevo avuto tutto il tempo di studiare interrogandomi sui suoi significati reconditi: FOTTI LA MUSICA NEL CULO*. Largo all'avanguardia.
[Fine divagazione autobiografica]

* Questo porterà una nuova ondata di chiavi di ricerca interessanti.



Da Nightmare Before Christmas a Coraline

E nonostante il mio cavaliere e il suo amico stilnovista, quel che ricordo più di tutto è stato l'impatto di Nightmare Before Christmas sul mio immaginario cinematografico e i riverberi che ha avuto negli anni a venire.
(Anche se devo dire che neppure il verso impresso sulla striscia rossa non scherza.)
NBC è diventato un cult che ha continuato a essere venerato da generazioni di gotichelli et similia negli ultimi (ohmioddio!) 15 anni. Dopo qualche tempo di quasi oblio ha ripreso nuova forza commerciale e le cazzatelle ispirate ad esso è meglio non enumerarle, basta fare un giro in fnac.
(Comunque io stessa mi sono comprata il peluche del cagnolino fantasma Zero. Crescere, mai.)
Nightmare Before Christmas portava la firma di Tim Burton, benché fosse "solo" lo sceneggiatore e alla regia di fosse Henry Selick, che invece era rimasto in secondo piano.

Henry Selick ha fatto poco prima e dopo, e quel poco io non l'ho visto. No, nemmeno James e la pesca gigante, ed è strano dato che nel '96 e dopo ho guardato più cartoni e film per ragazzi babysittando i miei nipoti di quanti ne avessi visti da bambina.

E poi Henry Selick ha preso in mano il progetto di Coraline. La prima volta che ne ho sentito parlare è stato nel 2005 (dal blog di bordo).
Che ve lo dico a fare cosa penso di Coraline libro.
Perciò l'aspettativa era alta e la fiducia incondizionata: quando uno ha fatto NBC è un grande anche se decide di non muovere più un dito.
Genio-assoluto-Neil non ha perso occasione di sperticarsi in lodi dalla prima volta che ha messo piede sul set e lo osanna come la rappresentazione perfetta di quello che lui ha raccontato. E che fai, non ti fidi?



I miei due cent (più altre seimila) sulla storia, sulle storie


I temi di Coraline sono più che classici: sono paradigmatici. Dopotutto, ogni storia è una nuova versione di una storia già raccontata.
Prima di Lewis Carroll, prima dei fratelli Grimm, nella tradizione di ogni favola.
Coraline è una favola nera, inquietante per gli adulti forse più che per i bambini.
Ma ogni favola in origine è nera. La favola veicola un messaggio forte, insegna una morale, è una narrazione catartica.
Anni fa lessi la favola dell'acciarino d'oro ai miei nipoti. Non mi capitava da quando ero bambina a mia volta, e rimasi impressionata da quanto fosse violenta. Cappuccetto Rosso è notoriamente terrificante e nella versione originale non ha nemmeno il lieto fine.

Coraline ha tre morali.
La prima, esplicita, è nello slogan "Fai attenzione a quello che desideri".

Quella sottintesa, che ne è la diretta conseguenza, è in una battuta del libro che nel film non è stata esplicitata ma ne è comunque il fulcro.
Coraline sospirò. - Tu proprio non capisci, vero? - disse. - Io non voglio tutto ciò che desidero. Nessuno lo vuole. Non veramente. Che divertimento sarebbe, se potessi avere tutto ciò che desidero, senza problemi? Non avrebbe nessun valore.

E l'altra, quella universale, nel libro è espressa nella citazione di G.K. Chesterton:
"Le fiabe dicono più che la verità. E non solo perché raccontano che i draghi esistono, ma perché affermano che si possono sconfiggere."

E finalmente, mi spello le dita sulla tastiera

Coraline è uscito quattro mesi fa in USA e finalmente da noi venerdì. Ho ingannato l'attesa guardandomi ogni possibile video online (su YouTube ce n'è ovviamente in quantità, basta anche solo guardarsi tutti quelli del Coraline Sneek peek Week, sono una mezza dozzina e durano una manciata di minuti l'uno, il sito ufficiale è tanto carino da passarci ore), divorandomi gallery da ogni dove, inondando il mio Tumblr, andando a vederlo sapenso più o meno tutto quello che era possibile sapere senza averlo ancora visto. Ieri finalmente sono andata a vederlo.
E diciamo: che le aspettative fossero altissime non era necessariamente cosa buona. La possibilità di venire delusi è spesso direttamente proporzionale a quanto ci si aspetta di non esserlo.

Ecco.
Vorrei trovare una parola meno abusata e perciò più incisiva, soprattutto dopo tutto questo sproloquio, ma Coraline è un capolavoro. Punto.

E' in effetti una rappresentazione eccelsa del libro.
Henry Selick ha animato meravigliosamente una storia meravigliosa. Meraviglia non è un termine a caso. E' quello che ho provato tutto il tempo.

La caratterizzazione dei personaggi è eclatante. Coraline è petulante e adorabile, egocentrica e generosa, spaventata e audace. Sono tentata di disquisire su ognuno degli altri, dal gatto a Weiby (personaggio inventato perché se nel libro Caroline poteva ragionare tra sé e sé, nel film necessitava di una spalla per esprimerle), dalle coppie contastanti tra vera madre e altra madre, tra vero padre e altro padre, ai vicini di casa e i loro corrispondenti nell'altro mondo, ai bambini fantasma. Però ve lo risparmio perché arrivo già così ai dieci milioni di battute, spazi esclusi.

Ciò che Gaiman ha raccontato e si poteva solo immaginare, è stato reso alla perfezione.
L'impatto visivo è impressionante, stop-motion e poesia. Mi sono trovata più volte a trattenere il fiato per quanto stavo vedendo, cercando di bere con gli occhi ogni particolare. Che se ci ripenso adesso mi viene malditesta per quanto è BELLO. Cazzo. Sì. BELLO.
E' il contrario della prestidigitazione: se si guardano i video che ci sono online e si vede il trucco, la meraviglia non diminuisce, si accresce.

C'è un punto nel libro in cui Coraline cammina ai confini del mondo che l'Altra-Madre ha creato: qui gli alberi smettono di essere alberi e diventano idee di alberi immersi in una nebbia che in realtà è nulla. Selick lo ha fatto: ha rappresentato l'idea di albero e il nulla intorno.

Il contrasto del grigio e dell'umido che nasconde il colore e il calore del mondo reale, contro il colore e il calore forzato che maschera il nulla e il gelo dell'altro mondo. La tela di ragno che viene tessuta intorno a Caroline, la meraviglia che nasconde dietro un velo l'inquietudine. L'atmosfera di sogno che si fa incubo. La solitudine, e la noia, e la paura che si ha da bambini (che da bambini si ammette di avere), insieme al coraggio e la curiosità: inseguire il rumore misterioso e nascondersi sotto le coperte come se bastasse questo a salvare dal male. Il coraggio, che è affrontare il pericolo sapendo che c'è ma che va affrontato e battuto.

Il film è fedele nell'anima alla storia. Ci sono dei cambiamenti, certo, e sono giustificati: è lo spirito del libro che è intatto. In vista di tutto questo e di molto altro che penso ma che non scrivo perché tanto vi ho già perso una dozzina di paragrafi su (più o meno dopo l'amico stilnovista), amando uno è inevitabile che ami l'altro.



Conclusione per chi non ha voglia di leggersi la spataffiata qui sopra
Coraline è una figata. Il più bel film animato dell'anno, almeno finché non esce Up.
viridian©, evabè. | 19:41 | Permalink | commenti (6) |
ho visto cose che voi

giovedì, 18 giugno 2009
Ho davvero tantissime qualità.
E' che cerco di non sgualcirle.
viridian©, evabè. | 13:43 | Permalink | commenti (4) |
filosofie spicciole

mercoledì, 17 giugno 2009
C'è chi è disposto proprio a tutto
pur di rovinarsi la vita.

(E no, non parlo di me.)
viridian©, evabè. | 23:18 | Permalink | commenti |
filosofie spicciole

martedì, 16 giugno 2009
Quelle storie che interessano tipo a me e ad altri tre gatti, ma per me è la notizia del giorno.
Accontentarsi delle piccole cose, dicono.

E allora succede che il mio scrittore preferito al mondo si è fidanzato con una cantante spettacolare e messi insieme sono una bomba e ti viene da dire ma allora le coppie perfette esistono.

Che lui è Neil Gaiman (ma va, chi l'avrebbe detto) e lei è Amanda Palmer, la ex dei Dresden Dolls, il duo  che faceva Brechtian punk cabaret - che già così uno che non li ha mai sentiti magari si impressiona ma erano eclatanti.
E lei ha scritto e scrive canzoni che stanano tutti quegli angoli bui dove si nasconde il senso di inadeguatezza e i difetti e le vergogne di ognuno e ti obbligano a guardarli e a pensare che anche loro vale che esistano.
E dico che lei è la ex e parlo all'imperfetto perché anche se ufficialmente non si sono sciolti sono ufficialmente in hiatus - anche perché, pe continuare con il gossipe, loro due stavano insieme e poi si sono lasciati -
- peratro lui, Brian Viglione, era gran figo sotto i due chili di cerone e il trucco da pierrot, quando li ho visti dal vivo a Milano e lui era a torso ignudo io non ci potevo credere a quanto era -
- perché da queste parti si dà rilevanza prima di tutto all'aspetto intellettuale degli artisti che ci aggradano, ormai sisà.



E comunque Neil e Amanda da mo' collaborano e fanno robe insieme, tour reading e progetti musical-letterari, lei nel 2008 ha fatto questo disco "Who Killed Amanda Palmer" e si è fatta fotografare in pose come se fosse stata uccisa e ha chiesto a Neil di scrivere per lei le storie di queste foto e le hanno raccolte insieme in un libro che qualcosa come due mesi fa io ho preordinato pre uscita ufficiale (essennò che preordine sarebbe) e sono fiduciosa che un giorno nel futuro mi arriverà, probabilmente quando mi sarò dimenticata di averlo preordinato e però pure già pagato. Però il sito ufficiale su cui l'ho ordinato dice che il mio ordine è processing quindi sono fiduciosa.
Che sembra una cosa macabra, ma in effetti le foto sono splendide e non ho dubbi sulla qualità delle storie. Qui si vede che roba l'è.
Che poi va bene, con le cose che scrive Neil anche fosse la lista della spesa io sarei tutta un ooooh e aaaaah e eeeeh che capolavoro.
Non per niente il suo giùrnal ce l'ho tra i feed del mio reader e potessi lo citerei ogni giorno.
E ciò non toglie che lui sia superiore. Puntaccapo.



E sul suo giùrnal ha finalmente fatto outing e ha annunciato ufficialmente che c'ha una nuova girlfriend e che questa girlfriend è Amanda. Ha pure messo una foto casalinga di loro due che cucinano insieme. Checcarini.
E visti dal quaggiù della platea del fandom sono una coppia di quelle che dici ma allora a volte succede.
E non stupisce tanto perché Amanda quanto a follia creativa ricorda molto Tori Amos e Tori Amos è una delle migliori amiche di Neil da qualcosa come vent'anni e anche al tempo si diceva che loro dure aummaaumma - ma loro due no, mai - e però quando piace uno stile, quello stile gli piace.

Che poi penso Da grande voglio essere anche io come Amanda e trovare il mio Neil e andare a sdraiarci su un tetto insieme e uno che scrive e l'altro che canta.
Poi mi rendo conto che Amanda ha la mia età e definitely io non sono lei manco in cartolina e trovare un Neil, eh beh, mica cazzi, come diceva anche Saffo. Magari non nelle sue liriche ma immagino lo dicesse anche lei: Μίκα κάτσι, oppure Μίκα κάζζι, dice Ubik.
Ma chi può dire. Dopotutto anche io sono una girl anachronism.

PS: il titolo sem-friendly è per PlasticToy che ora potrà guglare la chiave di ricerca e trovare soddisfazione.
viridian©, evabè. | 16:45 | Permalink | commenti (5) |


domenica, 14 giugno 2009
Chiuso per evoluzione.

[E' che dopo quasi sei anni sul web a raccontare per lo più li cazzi miei, mi sono venuta un po' a noia.
E' una sorta di inventario mentale. Appena ho fatto tutti i conteggi torno.]

viridian©, evabè. | 21:06 | Permalink | commenti (15) |


venerdì, 05 giugno 2009
Grazie a FB ritrovo Bblutarsky, un amico d'infanzia - ok, lo ammetto, qualcosa di buono FB lo può fare.
I nostri padri sono grandi amici da tutta la vita, noi da bambini abbiamo fatto vacanze insieme, lui adolescente veniva in motorino da me ad ascoltare i dischi dei Cure - ed è poi diventato un collezionista di loro vinili di quelli da una copia per l'ascolto e un'altra per l'archivio ("Ho generato un mostro", "Sì, hai la tua parte di colpa").
Così, anche se non ci sentivamo da quei 15 anni, quando ci sono certe sintonie poi si recuperano.

V: mah, sto così così, un po' di crisi di mezzetà. e tu?
B: crisi di mezzetà anche io (forse)
mi è venuta voglia di ricomperarmi le converse
di andare in bici
e di mettere i pantaloni corti in ufficio.
V: ok, io già dato: mi ritrovo con una quantità di converse che da adolescente non ho mai preso...
non ti consolerà, eh. non basta a risolverla.
B: ma in fin dei conti sto bene a parte questa piccola crisi di identità
diciamo che risolto il trauma del ritorno a casa dopo 4 anni fuori...
sai com'è
a casa dalla mamma ti stordisce un po'!
V: ah a chi lo dici
io ho traslocato da loro 10 giorni fa dopo 5 anni
B: allora aspetta....
il peggio viene dopo un mesetto
V: d'oh.
B: prima c'è una sorta di rispetto tra persone che non vivono più assieme da un po'
poi passa.
e inizieranno a dirti:
mangia
mangia
non mangi...
mangi troppo.
V: ahah quello non hanno mai smesso
B: continueranno.
e poi
ma quante volte ti fai la doccia?
ma hai appena messo quella camicia... già da lavare...
ma esci di nuovo?
con chi?
V: ahahah sì
e quando torni?
ma a che ora sei tornata ieri?
ma sei tornata così tardi?
ma devi uscire sempre così tardi?
(mamma sono solo le 9 e mezza)
ma sei ancora in piedi?
ma non vai a letto?
B: non bere
hai bevuto di nuovo?
(no mamma ho lasciato la chiave appesa fuori casa solo perché ho poca memoria)
V: capisco...
B: un po' stressante.
forse è per quello che VOGLIO LE CONVERSE.
viridian©, evabè. | 12:46 | Permalink | commenti (7) |
small talks

sabato, 30 maggio 2009
Niente è più inabitabile di un posto dove siamo stati felici.
Cesare Pavese


Emergo ora dagli scatoloni, sembra abbia avuto la meglio su di loro. Restano solo quelli di libri, ma quelli possono aspettare - anche perché non saprei dove metterli.
E' passata una settimana. Solo stamattina ho avuto il coraggio di scaricare le foto del Packing Blankets party e di guardarle. Avevo paura di starci male. Invece ho sorriso molto, senza quasi fare caso alle strette al cuore.

Ancora venerdì non realizzavo del tutto. Ho passato la settimana a fare scatole, e le settimane prima a imbottire l'auto a ogni spostamento tra le due case, ma non realizzavo, non ero pronta, come non lo era casa.

Venerdì notte quindi abbiamo fatto festa, per il compleanno e la partenza. Senza Juny non so come avrei fatto, santa donna che mi ha accompagnato a fare la spesa, mi ha cucinato tre quarti dei piatti, mi ha sedato il panico quando raggiungeva i livelli di guardia. E Velvet e la sua torta, e June e i suoi salatini. E tutti gli altri, che lo sanno. E quelli a cui non l'ho detto chiedo scusa, da grande organizzatrice ho deciso tutto nella sera di giovedì e ho scordato tanti.
Ma quelli che c'erano li guardavo e volevo loro così bene e stavo così bene. E però tutti sapevamo che tipo di festa fosse. Non si dice addio perché fa paura. Perché Torino-Milano che vuoi che sia? Saranno due vite diverse, non ciò che voglio ma ciò che comunque è.

Sabato ho dormito tre ore, mi sono svegliata senza sveglia, ho pulito i resti della festa, ho scattato alcune foto e ho inballato tutto quello che ho potuto. Sabato sera, esausta, ho deciso che quello che mancava avrei sperato nei traslocatori.

Sabato ho anche fatto un ultimo giro della memoria. Ho seguito il tragitto in bici ripetuto per i quattro anni in cui ho lavorato in centro (cerco i post ma non li trovo, sorry). la pista ciclabile che fiancheggia i giardinetti paralleli a corso Baires, porta Venezia, corso Palestro, San Babila, il centro evitando i pedoni, guardando la madonnina stagliarsi in cielo, l'ombra del Duomo, e giù fino alla Statale. Mi sono seduta nei giardinetti dove facevo pausa pranzo con Aussie e ho guardato un cespuglio di rose gialle che in un tempo di gelosia avevo paragonato al mio cuore. Ho spiato qualche minuto due ragazzi litigare, come allora, lui che diceva lei che era infantile e lunatica e che mai più avrebbe accettato il comportamento della sera prima, mentre lei si mordeva le unghie e guardava per terra. Avrei detto che aveva ragione lui, stavolta.
Sono tornata indietro, facendo il percorso all'inverso, col pensiero fisso a ogni pedalata, non succederà mai più. Senza melodrammi, era un pensiero triste ma obiettivo. Tutto finisce, i giorni, gli anni, i periodi, le situazioni. Si finisce per ricominiciare, ci si porta dietro quello che c'era di buono, ma ogni fine fa paura.

Domenica mattina era una magnifica giornata. Anche se no, non è stato un gran compleanno.
Ho fatto colazione tra gli scatoloni, in attesa che arrivassero i traslocatori. Nel silenzio e nella luce del mattino mi sono congedata dalla mia casa e dalla mia vita milanese.
Cercando sul pavimento una vecchia macchia di vino ormai scolorita, di cui solo io so il significato.
Rivedendo cose che sono accadute e persone che sono passate e sogni che non sono mai diventati reali e illusioni che sono sopravvissute.
Un'ultima ora di tregua, da sola con me stessa e i miei ricordi. Con chi ho perduto e cosa ho lasciato.

Poi sono arrivati i traslocatori e mi sono trovata come al centro di un tifone. In quattro ore hanno messo via quello che io ho impiegato giorni a imballare, hanno smontato tutto, ancora un poco e avrebbero imballato anche me. In altre due ore hanno caricato tutto sul camion.
Alla fine quella che fino a poche ore prima era casa mia, dove tanto ho vissuto amato sofferto patito, era tornata ad essere un anonimo bilocale non arredato che aveva bisogno di una mano di bianco.

Salita in auto col caldo della giornata più calda di maggio, sono partita anticipando il camioncino di qualche minuto, appuntamento a Torino.
Dietro gli occhiali da sole ho cominciato a piangere appena svoltato l'angolo della mia via. Ho continuato in tangenziale, ho smesso intorno a Novara. Piangevo perché anche se si è decisi di una scelta, lo strappo che ne consegue non fa meno male.
Da Novara in poi mi sono lasciata Milano alle spalle.
Milano nella mia vita ci sarà ancora costantemente, perché certe amicizie non andranno perdute.
Milano sarà sempre una seconda casa, ma dovrò avere un'ottima motivazione per decidere di tornarci.
Perché non puoi andare avanti se passi il tempo a guardare indietro. E io ho ancora un sacco da fare, e capire, e inventarmi.

viridian©, evabè. | 14:24 | Permalink | commenti (14) |
serendipity, thirty-nothing, cose che succedono a viridian, milano non è milano

lunedì, 25 maggio 2009
L'aspetto peggiore delle persone polemiche è che tendenzialmente sono troppo impegnate a mettere in mostra le proprie ragioni per avere modo di notare quelle degli altri.

DisclaimerS:
1) questo post è frutto di approfondita autoanalisi
2) questo post è volutamente autoironico
3) questo post è assolutamente autoreferenziale
4) questo post è ogni auto che vi venga in mente e che a me al momento sfugge, compreso un autoritratto, autodidatta, automobilistico, auto da fè.


*Grazie a Batchiara per il fumetto
viridian©, evabè. | 18:15 | Permalink | commenti (16) |


domenica, 24 maggio 2009
Nel giorno del mio 33esimo compleanno io finisco definitivamente il trasloco, torno a essere torinese, chiudo il capitolo Milano iniziato cinque anni e cinque mesi fa.
Tutto ciò è molto simbolico.
Certo che come so crearmi dei diversivi io.
viridian©, evabè. | 00:34 | Permalink | commenti (17) |


giovedì, 21 maggio 2009
Ridete e rimanete perplessi insieme a me, vi prego.
Abbiate pazienza, questo post è astronomicamente lungo, ma ho le mie ragioni.

ANTEFATTO
Io scrivo una storiella su Travaglio alla Fiera del Libro.
Voi miei soliti 24 lettori ci ridete su con me. perché chi passa di qua sa con che spirito racconto certe cose e tendenzialmente chi è nuovo lo capisce abbastanza in fretta. Il solito post che vive della sua giornata finché non posto qualcos'altro e morta lì.
O così pensavo.
Perché Travaglio tocca nervi scoperti e fa scattare i falò. Anche se lo si nomina in un blog qualunque come questo.

FATTO # 1
Prima la Plet mi manda su Tumblr con la storiella di Travaglio, poi qualcun altro mi riblogga, e qualcun altro ancora si risente dicendo:

si, infatti, grazie a te e a tutti i soldi che gli dai. E intanto non cambia niente. (via stelladellasenna)
Il primo passo di ogni dittatura è il culto della persona: continua così! (Hangedman)

Transit. Mi gingillo per cinque minuti con l'idea se scrivere a costoro:
a) che sì, apprezzo molto il modo di fare giornalismo di Travaglio, ma che non parlerei di culto della personalità, quanto piuttosto di un racconto volutamente sopra le righe, e come possono non essersene accorti
b) che per la cronaca, per quanto apprezzi Travaglio, nel migliaio di libri letti in vita mia non sono compresi i suoi, quindi soldi da me non ne ha avuti
c) che immagino che comunque i soldi che loro devolvono ad altri autori siano spesi meglio, e ne sono lieta per la loro libreria e per i loro autori.
Poi mi dico echissenefrega. Mi faccio una risata e me ne dimentico.

FATTO # 2
Poi, ieri sera un commentatore arriva fresco fresco da queste parti e si butta lancia in resta in uno sproloquio senza capo né coda e che continua in due privati di anima bella offesa dalle mie parole. Col particolare ininfluente che le mie parole sono scritte a casa mia, e posso presumere che qui possa scrivere quel che mi pare, e che se non piace, quell'invenzione della X in alto a destra risolve ogni dissidio alla radice.
Transit, il mondo è pieno di opinionisti con un podio portatile che piazzano ad ogni angolo che trovano.
Mi faccio una risata insieme a Ubik, mi diverto quei dieci minuti, poi passo oltre.
Se volete leggervi gli scambi, ve li trovate due post più giù. Credo si commentino da soli.

FATTO # 3
Oggi invece scopro ora che mi citano in questo forum.
Dove tale Adalberto mi investe del ruolo di topic, con un titolo allarmante: "Un caso di fanatismo". Mecojoni.
E lì Adalberto dice: "Non è preoccupante essere tanto fanatici?"
Ahahaha.
Poi aggiunge, in risposta a uno che ha l'ardire di vedere dell'ironia nelle mie parole:
"Guarda che la tipa è infoiata sul serio!
altro che autoironia...
il culto della personalità è una brutta bestia
"
AHAAHAH infoiata.
Un'altra forumista suggerisce: "..magari se lo vorrebbe solo scopare...che c'è di strano ? mah..." (e in effetti, de gustibus. Lui rientra nei miei: e allora?)
Poi un terzo mi definisce quasi sua apostola - e anche a scriverlo ora lo trovo di un umorismo involontario quasi affascinante:
"finché è in vita non si può iniziare nessuna pratica di beatificazione,accontentiamoci di provare a farlo camminare sull'acqua,una moltiplicazione dei pani,addirittura si può tentare una prova più ardua,vediamo se è in grado di registrarsi e scrivere sulla CDP,se non gli cascano le palle ,in quest'ultimo caso,data l'eccezionalità dell'evento si può subito intentare una causa di beatificazione,tanto i postulatori non mancano di certo "
Alla fine Adalberto decide che ho la capacità di giudizio di una casalinga - ma non di Voghera, che non è più di moda - e che la mia capacità di discernimento è guidata dagli ormoni:
Il problema non è se lo vuole scopare ma il fatto che proprio in virtù dell'attrazione verso la persona ritiene giusto ciò che dice. Allo stesso modo la casalinga di Castelfranco Veneto vota Berlusconi per motivi di attrazione verso l'uomo non per ciò che dice. Siamo vittime della "società dell'immagine".

Dio mio, quanti deluderò dicendo che non ho in casa un altarino con la foto di San Travaglio?
Non riesco a smettere di ridere di tutta queste prove e controprove della superficialità e dell'ottusità umana.
Ma ora sì, che comincio ad essere davvero davvero davvero perplessa.

CONSIDERAZIONI SQUISITAMENTE PERSONALI
Sono basita dall'umana necessità di testimoni-di-geovizzarsi, col bisogno fisico e probabilmente doloroso per loro, poveretti, di fare proselitismo, di convertire gli infedeli con la penna o con la spada, di essere pronti a scagliarsi contro nemici invisibili per ragioni chiare solo a loro.

Dall'umana capacità, tipica dei veri fanatici, di infervorarsi per cose da nulla, di tagliare giudizi con quella stessa spada, (che un'accetta non basta), di sprecare tempo ed energie su crociate che vivono solo nella loro testa.

Dalla purtroppo umana mancanza di apertura mentale. E insomma! Già portano il peso della verità sulle spalle, non si può pretendere che abbiano tempo e modo di leggere tra le righe, di sospettare che ci sia sotto dell'umorismo, di considerare interpretazioni meno grevi della propria. Andrebbero contro la loro natura.

Ma Montanelli diceva che se chi legge non capisce, il problema è di chi scrive.
Quindi il problema è mio, non loro.

Perciò, a chi ha preso sul serio le mie parole, dedico un ripassino sulle figure retoriche. Chi mi legge abitualmente sa che tendo a usarle. Tranne quando mi prendo un po' troppo sul serio e cado in modalità drama queen, ma in quel caso si nota abbastanza, anche perché divento iper autoreferenziale, basta lasciarmi nel mio brodo che poi passa.
Invece quando sono in buona, dicevo, tendo a usare certe figure retoriche. So che sarà una delusione per i miei nuovi lettori travagliofobi, l'ho usata anche nel racconto che tanto vi ha scosso. Forse non così bene, mi dispiace di non essere stata in grado di raggiungere il livello della vostra comprensione. Cecate ugualmente di venirmi incontro.

RIPASSINO DI GRAMMATICA
Cominciamo con l'iperbole.
i|pèr|bo|le s.f.
1 TS ret., figura retorica che consiste nell’amplificare, per eccesso o per difetto, un’immagine o un concetto oltre i limiti del verosimile per fini espressivi (ad es. è un secolo che aspetto!, arrivo tra un secondo) | enunciato che contiene tale figura retorica
2 CO estens., esagerazione

E a volte, ne uso anche un'altra. Che se siete anglofoni, magari pensate che sia un'italianizzazione di un aggettivo che serve a indicare un qualcosa fatto di ferro. Ma no, stupitevi, l'ironia è altro, ovvero:
i|ro||a
s.f.
1a AU particolare modo di esprimersi che conferisce alle parole un significato opposto o diverso da quello letterale, lasciando però intravedere la realtà, che si usa per criticare, deridere, rimproverare e sim.: fine i.; i. pungente, amara, beffarda; parlare, esprimersi con i.; fare dell’i.
1b TS ret., figura retorica che consiste nell’usare parole di significato contrario a quello che si pensa
2 AU estens., scherno, derisione: un sorriso pieno di i.
3 CO atteggiamento che consente di affrontare la vita in modo critico e con distacco: vivere con i., mancare di i., prendere le cose con i. | atteggiamento di distacco di un artista dalla materia che tratta: l’i. del Manzoni, dell’Ariosto
4 TS filos., atteggiamento di svalutazione eccessiva di se stessi, della propria condizione o situazione | nella filosofia romantica: atteggiamento di sottovalutazione da parte dell’Io dell’importanza di ogni realtà esterna | nel pensiero di Kierkegaard: sentimento del contrasto fra la coscienza esaltata che l’Io ha di sé e la modestia delle sue manifestazioni esterne

Ecco, io l'ironia la uso, in particolare applicando un prefisso, auto-, che no, non ha a che fare con la Fiat, ma diventa:
au|to|i|ro|nì|a s.f.
CO l’ironizzare su se stessi

E sottolineo il "su se stessi". Ma se anche questo verbo vi suona nuovo, sono qui per aiutarvi:
i|ro|niz||re v.tr. e intr.
1 v.tr., considerare, trattare con ironia: i. i propri difetti, la propria condizione
2 v.intr. (avere) fare dell’ironia, parlare, esprimersi con ironia: i. su tutto e su tutti, sulle debolezze altrui


CONCLUSIONE
E dopo di ciò vi dico la mia impressione. Dico a voi che, mi duole ammetterlo, mi prendo la mia parte di colpa, scusate se ve lo dico e non vorrei offendere la vostra intelligenza, ma temo che abbiate travisato le mie parole.
Ecco, voi. Scusate anche se mi prendo la libertà di esprimerla sul mio blog.
E inoltre, non vorrei mai darvi l'idea di essere troppo settaria e giudicante.
Però.
Però, se da una parte io vi son sembrata una groupie di Travaglio, ecco.
Ecco, voi invece mi date l'impressione di non avere un cazzo a cui pensare, ma in compenso di avere davvero un sacco di tempo da perdere dietro delle grandissime puttanate.
viridian©, evabè. | 20:26 | Permalink | commenti (62) |
professione scribacchina, webwebweb, cose che succedono a viridian

giovedì, 21 maggio 2009
Quelli che tu non capisci
quelli che sono stato frainteso
     (perché tu non ci arrivi)
quelli che io la penso diversamente da te
     (e tu sbagli)
quelli che non cogli la mia ironia
     (mentre la tua, sappilo, non c'è e comunque non si capisce)
     (perché io non la capisco e se non la capisco io è come non esistesse)
quelli che ho provocato apposta per vedere la tua prevedibile reazione
quelli che palpitano per porsi sul pulpito

e io che perdo anche del tempo a rispondere.
A ognuno le proprie soddisfazioni: a me la polemica sterile annoia.
Ma un po' di echissenefrega mai?
Yawn.
viridian©, evabè. | 09:13 | Permalink | commenti (6) |
echissenefrega, filosofie spicciole

martedì, 19 maggio 2009
Sì la cultura, oh i libri. Più di tutto mi son rifatta gli occhi.

Non sempre. Per esempio, Umberto Eco senza barba e solo coi baffi non se po' vede', sembra Maurizio Costanzo. E poi durante l'intervista (allo stand di RadioRai per Farnheit) ha detto "ma però" e per cinque minuti ho dubitato che fosse lui. Scioccante.

Nicolai Lilin si è fermato tre secondi allo stand di Zandegù e io sono rimasta inebetita a guardarlo invece di presentarmi. Poi a Farenheit si è risentito per certe considerazioni superficiali ed è partita la ola. Vai Nicolai! Quando deciderò di farmi tatuare verrò da te.

Sono stata l'ombra di Andrea Bajani. Giovedì in seconda fila alla presentazione di una rivista, appena lui si è alzato per andare da un'altra parte, ho contato fino a 5 e gli sono andata dietro. Nell'altra sala l'ho guardato con sguardo bovino, ho fatto battute pessime con Marco di Zandegù, nel silenzio della sala ho frugato per secoli in borsa cercando il cellulare che non smetteva di squillare, sono uscita a metà presentazione perché Marco doveva tornare allo stand.
Marco mi ha assicurato che AB non si è accorto di nulla. Marco mente bene.
Domenica ero di nuovo in seconda fila, adorante, rimirandolo come un quadro di Renoir. Non ho avuto il coraggio mai di rivolgergli la parola.
La seconda fila offre un'ottima visuale, difende e non impegna.

Gian Luca Favetto è il mio nuovo scrittore fatto essere umano preferito. Gentile, disponibile, super carino, invece di smontare la mia insistenza con un "non posso", a sorpresa si è ritagliato un'ora per venire al Litcamp nonostante fosse impegnato ovunque in Torino e provincia.

Il Litcamp è stato faticoso e abbastanza ansiogeno, ma gli incontri sono stati interessanti, chi ha partecipato era soddisfatto e c'han fatto pure i complimenti. Questo conta.

Filippo Timi è il mio nuovo attore fatto essere umano preferito. Umilissimo, gentile, tenero, figo da paura. Dal momento in cui ho chiesto ad E.l.e.n.a se aveva una bacinella per la mia bava, la ragazza davanti ha cominciato a ridere e non ha più smesso. Filippo dice che ha un grande ego e ha tanto bisogno di amore. Dalla sala si è alzata una foresta di mani.

Un altro invece. Chi fosse e perché fossi lì non dirò. Della sua prese neppure. A parte che è iniziata con mezzora di ritardo perché questo (ormai ex) idolo non poteva credere che la sala fosse effettivamente mezza vuota. E che è finita appena in tempo, la stanza era così satura di ego che mi girava la testa.

Il tesserino stampa mi dà sempre tante soddisfazioni. Associato alla Nikon D200 apre ogni porta. A pensarci prima, avrei visto tutti gli incontri esauriti, invece l'ho capito solo lunedì. Evabè, l'anno prossimo me ne ricorderò. Intanto almeno Travaglio e Calabresi in ricordo di Indro Montanelli, sono riuscita a vederli. Un incontro bellissimo, che sarebbe stato un peccato perdere.

Ho poi sfiorato la spalla di Marco Travaglio. Me la sento già sacra. Ho camminato per ben tre metri di fianco a Travaglio e gli ho sfiorato la spalla chiamandolo Marco ehi Marco. E quando ha rivolto a me gli occhi suoi verdissimi e quel sorrisetto suo ironicissimo, gli ho parlato. Ebbene sì. E gli ho detto una frase studiata a lungo, carica di significato, profonda nella sua semplicità. Non gli son caduta ai piedi perché avrebbe reso difficoltoso camminargli di fianco. Così gli ho sfiorato una spalla e ci ho ddetto: "Marco, ehi Marco, (cagami Marco)". E lui mi ha risposto sì, proprio così: "Sì?". E io ispirata e spiritata ci ho ddetto: "Grazie di tutto quello che fai".
Minchia, a volte stupisco me stessa. Da dove mi vengono certe affermazioni, così acute, così memorabili, così così? Quanti neuroni mi saranno morti nello sforzo?
E lui mi ha pure risposto, ebbene sì. "Grazie a te".
Tonf. Svenuta secca.
Poi mi sono ripresa e l'ho riempito di primi piani da ogni angolazione finché è arrivato anche Lucio Dalla che ha voluto che li fotografassimo insieme. Che confronto impietoso. Il bello e il bestio.
viridian©, evabè. | 09:41 | Permalink | commenti (29) |
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giovedì, 14 maggio 2009
Ieri sera stavo per metteri in auto alle 11 alla volta di Torino, quando ho capito che l'unica volta verso cui potevo dirigermi era il letto. Son crollata di schianto, stamattina alle 6 e mezza sono emersa dalle ombre, alle 8 affrontavo l'autostrada, alle 11 finivo di scaricare l'auto, aesso sono in ritardo per vedere messere Eco inaugurare la Fiera del Libro, ma in tempo per tutto il resto.
Sono già stanca.
No, volevo dire. Sarà bellissimo.
Poi, sono anni che non mi faccio il Salone integralmente. Da quando ero a Milano, sono sempre andata solo nel weekend. Stavolta starò sicuramente fino a domenica, e lunedì forse, se il fisico regge.
 
Domani e dopodomani poi c'è il Litcamp. Se passate da Torino, allungate dal Lingotto al Circolo dei Lettori e accorrete dalla Vì che vi accoglierà a braccia a aperte, insieme a E.l.e.n.a, Arsenio e una paccata d'altri. E se vi interessano più i contenuti del mio abbraccio, eccovi il programma.
Io troverò modo di essere ovunque.
Specie se mi dite che ci sarete, e dove, e quando.
viridian©, evabè. | 12:02 | Permalink | commenti (5) |
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mercoledì, 13 maggio 2009
Ho deciso di essere generosa: do la colpa del flop del concerto di ieri al 50% ai Glasvegas e 50% ai Magazzini Generali. Gli altri con cui ero dicono 60-40, o 70-30. Un vero peccato, dato l'hype intorno ai quattro scozzesi e la curiosità personale. Poi Barto diceva che era stato uno dei migliori concerti visti l'anno scorso, Tieffemme ieri aveva scritto meraviglie del live romano. E invece.
Invece concerto noioso, acustica rivoltante, James Allan ululante in una imitazione mal riuscita tra brutto Dave Gahan prima maniera e Joe Strummer. Joe Strummer sticazzi.
In più gruppo di spalla che ha messo a dura prova la mia tolleranza (sms inviato a June: "Qualcuno ponga fine alle nostre sofferenze e scaraventi il cantante giù da quel palco").
Ma pazienza, Fuck you it's over.

Ma lì, nel caldo dei magazzini, facendomi scudo con Barto nella folla, parlando col Socio, abbracciando Velvetsun, chiacchierando con June, e la Cree, e poi dopo finendo la serata al Pogue Mahone e innamorandomi un paio di volte di certe proporzioni perfette ("Quel naso viene usato dagli architetti come livella a bolla d'aria e le case che misura vengono perfettamente dritte" Velvet, genio), e poi leggendo certi commenti più giù, ho dissipato alcune paranoie - che troverò modo di rimontare o sostituire con altre altrettanto colorite, ma chevvelodicoaffare.
Gli amici, oh gli amici: loro valgono sempre il biglietto.

pista: vì, lo vuoi un indirizzo di una web radio che fa solo prog
pista: così ti ricorderai per sempre di me?
: uhhhm... fammici pensare.... NO!
pista: ma come! vuoi dire che ti vuoi dimenticare di me?
: posso ricordarti per qualcos'altro?
: tipo il viking metal
pista: ne sei sicura?
: sì
: no
: ho cambiato idea
pista: ora parte la masterizzazione dei turisas
viridian©, evabè. | 17:46 | Permalink | commenti (7) |
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martedì, 12 maggio 2009
Una cura veloce veloce all'insoddisfazione: per quanto temporanea, aiuta.
Sei insoddisfatto del tuo presente? Credi che avresti potuto far andare le cose diversamente? Ti sorgono dubbi sulle scelte che hai fatto?
Prova a sbirciare il tuo passato vivere un presente che avrebbe potuto essere il tuo.
Guarda il presente parallelo. E immagina.
Vedi se poi non tiri il fiato pensando che, tutto sommato, te la sei scampata bella.
viridian©, evabè. | 17:10 | Permalink | commenti (5) |