lunedì, 16 novembre 2009
La cosa buffa è che ho un sacco di tempo che la gente normalmente riterrebbe libero. A guardare bene, ho libere tipo 24 ore su 24. A guardare meglio, le riempio di cose. Per la maggior parte belle, necessarie, piacevoli. Le cose che ho sempre voluto e non ho potuto fare. Poi mi rendo conto che il tempo lo perdo anche. L'ho sempre perso, perché sono una disorganizzata e una che viaggia con la testa in compartimenti stagni: quando mi ci rinchiudo smetto di esistere. E i miei pensieri divorano i giorni senza che me ne accorga. E amici che mi dicono "Ma dove sei finita?" e io scopro che sono le 11 di sera quando mi sembrava fossero le 7, che siamo a venerdì quando credevo fossimo a martedì, che è il 16 del mese quando pensavo fosse il 6.

Così. Il tempo mi è immateriale. Lo vedo quando ancora mi trovo a pranzare o cenare da sola. Capace di non accorgermi che ho fame, capace di pranzare alle 4 di pomeriggio e cenare alle 2 di notte, o di saltare direttamente, perché non gli dò importante, perché lo stimolo della fame non è mai fame. Come diceva mio nonno che aveva passato le due guerre, "Voi non sapete cos'è la fame".

Quando avevo delle scadenze sociali, deadline, impegni di lavoro, riunioni e appuntamenti, ero in perenne rincorsa dietro il tempo condiviso. Lo soffrivo, ma lo vedevo, cercavo di afferrarlo. Da quando non ce le ho più, faccio fatica, arranco. Perdo la presa sulla realtà. Non è piacevole. E' inconcludente. Io mi sento inconcludente. Anche se faccio un sacco di cose, il corso va bene, faccio la editor e l'insegnante, lavoro con gli scrittori, ho perfino parlato in radio, che per la mia atavica insicurezza è stato un evento.

E poi faccio altre cose: solito facciocosevedogente applicato a Torino, che da Milano sto ancora lontana, non mi sono disintossicata a sufficienza ancora. In questi giorni mi godo il Torino Film Festival, che vivendo tra i meneghini avevo smesso di frequentare. E poi sono tornata a yoga dal mio insegnante preferito che avevo abbandonato cambiando città. E ho perfino cominciato, mioddio, capoeira: uno sport da culo così (che mi faccio e che dovrebbe venire) ma l'ideale per rifarsi gli occhi, c'è una quantità imbarazzante di fighi astronomici. E intanto passo molto tempo da sola, ed è così bello. Che sola con me stessa ci sto bene: il problema è stare con me stessa quando c'è altra gente.
Insomma, nella testarda ricerca di sicurezza lavoro per rappacificare tra loro corpo e mente. Per ora si sono incontrati, si sono salutati imbarazzati e stanno cercando argomenti di conversazione mentre cercando di capire le ragioni per cui si sono allontanati tanto negli anni, se riescono anche a coinvolgere l'autostima, quella là che se ne sta sempre per i fatti suoi e non si capisce se è per sua scelta o se sono loro che l'hanno sempre schifata.

Poi ci sono le cadute, e quelle sono quotidiane come sempre, e come sempre rovinose. C'è una certa dose di disfattismo e rivendicazione, disillusione e pessimismo, piagnistei e autocommiserazione, scazzo congenito ed eteroindotto. Odio un po', e non è mai una cosa bella. Mica per gli oggetti del mio risentimento, chissenefrega di loro: ma per me. Questa dose è veleno e lo so. E avvelena me, mica gli altri.
Per questo parlo così poco: la sequela di lamentazioni che mi passa per la testa quando mi viene voglia di srivere mi ha francamente rotto i coglioni, ma anche se non riesco del tutto ad evitarmela, almeno evito di annoiare voi.

Comunque ora si prova con una nuova tattica. Quella di Will in "About a Boy". Dividere la giornata in segmenti di 30 minuti. Vediamo se recupero il tempo, la testa, il ritmo, una disciplina. Che anche essere felici è frutto di uno sforzo. E io sono notoriamente pigra.

Perché, come dice il mio libro vaginocentrico preferito (pieno di cliché, ma che comunque mi è servito quando mi serviva):
"People universally tend to think that happiness is a stroke of luck, something that will descend upon you like fine weather if you're fortunate enough. But that's not how happiness works. Happiness is the consequence of personal effort. You fight for it, strive for it, insist upon it, and sometimes travel the around the world looking for it....Once you have achieved a state of happiness, you must never become lax about maintaining it, you must make a mighty effort to keep swimming upward into that happiness forever, to stay afloat on top of it."
(All'incirca: "La gente universalmente tende a pensare che la felicità sia un colpo di fortuna, qualcosa che ti accade come il bel tempo, se sei abbastanza fortunato. Ma non è così che funziona. La felicità è la conseguenza di uno sforzo personale. Combatti, ti sforzi, insisti per ottenerla, e qualche volta viaggi per il mondo cercandola... una volta che hai raggiunto uno stato di gioia, per mantenerlo non devi mai diventare lassista, devi fare l'enorme sforzo di continuare a nuotare verso di essa, di stare a galla sopra di lei.")
[Elisabeth Gilbert, Eat Pray, Love]
viridian©, evabè. | 21:01 | Permalink | commenti (8) |
serendipity

venerdì, 06 novembre 2009
Vista la frequenza degli ultimi post non ve ne sareste accorti, ma domani parto per il Marocco.
Quando torno racconto come sarà andata. E pure qualcosa dell'India, va. Che dopo due mesi ho pure messo a posto le foto. (Con calma, sì, con calma).
viridian©, evabè. | 18:36 | Permalink | commenti (4) |


martedì, 03 novembre 2009
Prima ho scritto un post ampolloso e pieno di giri di parole per dire tra le righe qualcosa che faccio fatica a esprimere direttamente con le poche parole necessarie.

Niente. Ci ho appena riprovato, ma ho cancellato la frase.
Una cosa così da cliché da donna overtrenta. O da cliché di donna tout court. Ma è qualcosa di così umano. E' così tanto parte della condizione umana. Ne è così al centro. L'industria chimica, farmaceutica, psicanalitica, giornalistica, cinematografica, letteraria ci campano sopra e ci girano intorno da sempre.
E sono solo quattro parole. Una piccola ammissione, eppure mi costa una grande fatica.

Che poi uno svicola, fa prima a parlare di altro, del tempo, dei soldi, del lavoro, di far finta di dimenticarsi di avere dei sogni, dei desideri, un'anima, un corpo. E' che si fa fatica, è che fa male. E' che ci si vergogna anche. Meglio scolorire il pensiero, lasciarlo in bianco, lasciarlo sul fondo.

Niente troppo pudore, per riuscire a dire che -
mi manca un amore.
viridian©, evabè. | 16:25 | Permalink | commenti (13) |


giovedì, 15 ottobre 2009
Sei anni fa avevo sei anni in meno.
(E fin qui.)
Sei anni fa non avevo idea di chi fossi, cosa volessi, dove stessi andando. Non avevo nemmeno troppo chiaro cosa non volessi, anche se sapevo cosa non ero e da dove venivo.
Sei anni fa ero un'altra persona, e l'evoluzione dalla persona che ero a quella che sono è tutta registrata su questo blog.
Questo blog che nell'ultimo anno ho bistrattato. Sono passata da anche cinque post al giorno dei primi tempi a quasi cinque post al mese degli ultmi tempi.
Non che non abbia voglia di scrivere, anzi. Ho solo più pudore e meno slancio a farlo qui. Ormai Viridian non è più un nickname dietro cui nascondersi da tempo, nome e alias si sono fusi come due livelli con la funzione merge di un photoshop a caso.
C'è chi se ne va con una fiammata, chi da un giorno all'altro serra l'ingresso.
Ma il blog non lo chiudo, non se ne parla. Io non ne vedo la ragione. Adoro questo spazio, anche se ci entro di meno.
Ma quando ci rientro, ritrovo sei anni di vita, di eventi, di trasformazioni. Sei anni di persone un tempo sconosciute che sono diventate importanti. Sei anni di me, guardandomi cambiare. Tutto registrato, quasi ogni giorno.
E' un regalo che il 15 ottobre 2003 non sapevo di starmi facendo. E che, ora che lo so, non ho intenzione di smettere di fare alla me futura.
viridian©, evabè. | 14:35 | Permalink | commenti (16) |
serendipity

martedì, 13 ottobre 2009
Pranzo insieme con mio fratello SKydive e di ambedue i genitori. Chiacchiere e cazzeggio. Poi, sulla porta.

Vì: Ciao Sky, a presto (abbraccio abbraccio sbaciucchio)
Skydive: Si vabbè dai schiodati maccheschifo
Vì: Ah sì? (abbraccio e leccata sulla guancia rasposa di barba, poi si stacca veloce)
Skydive: Oh che piacere... (si sfrofina la guancia con la mano, e poi) Ehi, aspetta!
Vì, che si sta allontanando, si volta: Sì?
Skydive le toglie gli occhiali, lecca le lenti e gliele restituisce: Toh.
Vì si rimette gli occhiali: Mmm, dovevo giusto pulirli, grazie.
Skydive: Di niente. Ciau.
Vì: Ciau.
viridian©, evabè. | 13:58 | Permalink | commenti (6) |
vita in famiglia

venerdì, 09 ottobre 2009
[Sto come dentro una centrifuga, ma è molto divertente.
Torno, eh, torno. Sto solo aspettando che la giostra rallenti - o di imparare ad essere più veloce io.]
viridian©, evabè. | 22:12 | Permalink | commenti |


venerdì, 25 settembre 2009
Non sto mica a pettinà le bambole.
(Mai piaciute le bambole tra l'altro. Le barbie le seviziavo nelle mie spy story di rapimenti troppo influenzate dalle visioni di troppi 007, le altre con gli occhioni enormi che mi fissavano si chiudevano appena messe in orizzontale mi inquietavano.)
(E dopo la parentesi ad uso e consumo del mio psi, torniamo abbomba)
Vorrei tanto raccontare qualcosa dell'India, che intanto sta continuando a germogliare e fiorire. E lo farò.
Ma... è che sono tornata mercoledì, e giovedì ero già al lavoro.

Che sì! Ho un progetto. Invece di lavorare 10-12 ore al giorno per far fare i soldi a qualcun altro, lavoro 12-14 ore al giorno per non fare un centesimo di euro da sola.
Mapperò sono felice e soddisfatta. Se la soddisfazione fosse denaro, potrei già quasi comprarmi casa. In collina. A Notting Hill.

Ma il mio progetto è bellissimo e ne sono fiera. Sì, me lo dico da sola, sono un'anima semplice.
Vi ricordate, (... no, eh?) già dicevo che c'era qualcosa in atto a luglio.
Insomma, in breve. Ho deciso di fare del mio essere una wannabe professionista una professione vera e propria.

Mi sono trovata a Torino con una quantità di tempo libero quasi imbarazzante (di cui mi vantavo in modo odioso) e un sacco di idee che rifiorivano in una testa non più soffocata dalle frustrazioni personali (e liberata dalla difficoltà di fare più cose contemporaneamente, che ognuno ci ha i propri limiti, e se io penso ancora grazie che mi ricordi di respirare).

Ho parlato di una di queste idee con Marianna di Zandegù davanti a un superalcolico che avrebbe abbattuto un mammuth. Dal superalcolico si è passate a qualche chiacchiera da lucide, poi a qualche telefonata a scrittori amici, poi a qualche e-mail, poi a qualche altra riunione da molto lucide con tanto di blocknotes calcolatrice e calendario, poi a un interscambio mailistico Italia-UK mentre ero a Londra, a delle conferme, a un nome, a un comunicato stampa.

E l'idea è diventata un corso di scrittura. Incipit.



Le lezioni le tiene gente che ne sa. Quindi non io, tranquilli. Abbiamo coinvolto un sacco di belle persone. E tra poco, pochissimo, il 20 ottobre, si parte.
Intanto pubblicizziamo, su cartaceo e su web. Sto dietro al blog, a Twitter, alla pagina di Facebook, presto al Flickr, a tutte quelle cose belle che fanno tanto 2.0. Alla ricerca di interessati e corsisti.
(Anzi, se volete darmi una mano e spargere la notizia vi amerò anche più di quanto già non.)

Quindi capite, per questo sono un po' presa.
E per la prima volta in anni, sono fiera di qualcosa che sto creando, che è nato dal nulla.
Anzi: che è nato da me.
viridian©, evabè. | 17:35 | Permalink | commenti (19) |
serendipity, professione scribacchina, cose che succedono a viridian

sabato, 19 settembre 2009
Sono partita da sola, sono tornata con me stessa.

... Ma allora l'India funziona!
viridian©, evabè. | 18:10 | Permalink | commenti (8) |
serendipity, in viaggio

mercoledì, 16 settembre 2009
Sono tornata.
La mia pelle essuda curry e cardamomo.
La mia valigia era piena di spazie pashmine bangles tè kurta.
Gli occhi sono pieni di immagini che la bocca non trattiene.
Ho parlato per ore oggi, ricordi e impressioni.
Per poi ritrovarmi instupidita come una mucca sacra in mezzo alla strada nel calore del giorno.
Tutto quel che prima era vicino ora è lontano. Sono cambiate le priorità, le aspettative, le prospettive.
Una lievità nuova. Una nuova visione delle cose. Facciamo che duri.
Mo' svengo. Nel mio letto. Un vero letto a molle. Passando prima da un bagno con bidet e senza scarafaggi dagli scarichi. Bevendo acqua dal rubinetto. Che lusso.
viridian©, evabè. | 21:38 | Permalink | commenti (20) |


venerdì, 04 settembre 2009
All'inizio  e' stato panico, rapidamente e' diventato amore.
Adoro Bombay.
Delhi invece no.
Agra in se' e' un cesso, ma ha il Taj Mahal e il Red Fort che da soli valgono il viaggio.
Ho dormito nello stesso letto du un'arzilla 80enne che mi ha parlato in hindi tutto il tempo.
Mi hanno chiesto di fare la comparsa in un film di Bollywood.
Ho visto la vita piena di orgoglio negli slum.
Ho ballato a Chowpatty Beach per il Gampati in mezzo a 5 milioni di persone, ma ho evitato accuratamente di entrare in mare. Che l'acqua assomiglia piu al mercurio che a un liquido.
Ho rischiato di venire investita da enormi statue i Ganesh e da decine di taxi Fiat anni '50.
Ho imparato a contrattare e quasi quasi riesco a non farmi fregare proprio sempre.
Ho imparato che io sono piu' esotica per gli indiani di quanto gli indiani lo siano per me.
Mi sono fatta fotografare con figli, mogli, sorelle.
Ho imparato qualche parola in hindi, e che preferiscono dimostrarti che loro sanno l'inglese.
Ho scoperto che ogni cliche' sull'India e' vero.
Ho scoperto che dell'India non sai nulla finche' non ci vieni.
E mille altre cose.
E mille altre ancora a venire. Che domani si va a sud e sono solo a meta' del viaggio.
viridian©, evabè. | 13:57 | Permalink | commenti (10) |


domenica, 23 agosto 2009
Sì, sono tornata da Londra. Con ancora almeno un paio di storie che avrei potuto raccontare e che chi lo sa, magari le racconterò in un altro momento.

Sì, sono anche andata al mare, dove ho visto persone, fatto cose, preso il sole, fatto vita da spiaggia, ricordato passati remoti, rinnovato amicizie, passato una nottata memorabile a Genova, provato per la prima volta il Drambuie (soccombendo miseramente, il mio fegato non gradisce il whisky) eccetera eccetera.

Sì, mi sono presa una vacanza dal blog. In realtà mi sono presa una vacanza da tutto. Progetti, aspirazioni, ricordi, sogni, doveri, piaceri. Sento di dovermi depurare anche da internet: quando fai una scorpacciata di qualcosa, per quanto ti piaccia da morire, arriva la nausea. Io dopo quasi 6 anni di internet e soprattutto nell'ultimo anno e mezzo, ne ho fatto indigestione. Non parlo solo di blog in realtà, ma qui ne ha risentito in particolare. Per tornare ad amare questo spazio, devo digiunare per un po' da tutto. Qualche volta ho aggiornato Twitter, ogni tanto ho scritto qualche scemenza su FB. E benché fare microblogging non sia la stessa cosa, è già più che abbastanza.

Sì, mi sono anche commossa. La mia bambina grande, sempre più grande e sempre meno bambina, sta per partire. Per quasi un anno non la vedrò, non potrò abbracciarla, litigarci, portarla in giro, ascoltare le sue storie, farmi prendere in giro con la sua aria ironica e saccente da gatta selvatica, fotografarla, vederla crescere. Quando non se ne accorgeva la guardavo, cercando di riempirmi gli occhi di lei. Mentre era addormentata, mi giravo le sue ciocche bionde tra le dita. Ieri ci siamo salutate. Ci siamo commosse in due, quegli occhi verdi arrossati, e in due ci siamo messe a fare le stupide, sventagliandoci le dita davanti agli occhi per ritirare le lacrime e ridendo per sdrammatizzare.
Firefly vola negli Stati Uniti. Sono fiera di lei. Lo sono sempre stata. E mi mancherà da morire.

Sì, ora sono a casa che preparo la valigia. Che domani parto anch'io. Il mio grande viaggio del 2009, il mio spartiacque personale con gli ultimi due anni. E' la fine del mio periodo sabbatico (penso).
Vado a trovare me stessa, perdere qualche chilo, riscoprire un'amicizia, cancellare le ultime scorie, chiudere capitoli, aprirne nuovi, mettere distanze, cambiare prospettive, raggiungere un equilibrio, affrontare le paure di ciò che so e di ciò che non so, chiarire chi sono dove sono dove sto andando, recuperare le energie la voglia le motivazioni la fiducia eccetera eccetera eccetera (riprende fiato).
O forse niente di tutto questo.
Perché in realtà il bello di questo viaggio è che, non sapendo cosa aspettarmi, non ho aspettative - a parte di vedere l'India.
E in tutto questo ho una sola certezza: questo viaggio è arrivato al momento giusto.

Perciò, magari aggiorno, magari no. Se ci riesco, se me la sento. Magari qualche telegramma virtuale.
In ogni caso ci si risente dopo metà settembre.
Namasté.
viridian©, evabè. | 10:36 | Permalink | commenti (11) |
serendipity, in viaggio, cose che succedono a viridian

domenica, 26 luglio 2009

Per quanto mi riguarda, le cose negative di Londra di luglio si riducono, essenzialmente, a una.
Londra sembra una colonia italiana.
Troppi italiani. E tra i troppi italiani, troppi troppi studenti italiani.
Gli italiani (soprattutto gli studenti italiani) li riconosci a distanza. Non è qualcosa di cui vantarsi.
Fanno anche tenerezza, così incapaci di confondersi con la massa di turisti. Certo essere connazionali aiuta a identificarli. Ma sono comunque troppo ingombranti, troppo vocianti, e col plus della lingua capisci anche quello che dicono. E nove volte su dieci ne faresti a meno.

Gli italiani all'estero sviluppano due reazioni opposte.
Da una parte una sorta di patriottismo seminale, per cui - per dire - alla National Gallery spinti dal'orgoglio si buttano nelle sale dedicate agli artisti italiani e quasi disdegnano le altre (salvo commentare "Ma sto Tiepolo chi è? E Guido Reni? Mai sentito").
Dall'altra cercano di tenersi bene alla larga gli uni dagli altri. Dopotutto ci sopportiamo già tutto l'anno, perché doverlo fare anche al'estero?

viridian©, evabè. | 22:18 | Permalink | commenti (9) |
in viaggio

giovedì, 23 luglio 2009

La prima cosa che salta agli occhi è la psicosi collettiva della suina. Tutta italiana. I ragazzini in vacanza studio ridacchiano mentre si provano la mascherina a Malpensa appena passato il check in, come fossero già in Inghilterra.  Immagino i loro genitori preoccupati: se non avessero già pagato la vacanza e non avessero promesso questo viaggio da mesi non li farebbero partire. Allora per tranquillizzarsi gli hanno affibbiato la mascherina. E loro ci giocano.
I ragazzini se la tolgono, imbarazzati dalla mia risata mentre li supero o forse già stufi. Se la rimettono appena l'aereo tocca il suolo britannico. In compenso se la tolgono di nuovo mentre aspettiamo i bagagli di fianco al nastro trasportatore. Devono sentirsi un po' scemi, credo.
Nella varia umanità di Heathrow vedo solo altre due persone con la mascherina. Due adulti. Sempre italiani. Le centinaia di altri viaggiatori il problema non se lo sono posto. In giro per la città poi c'è il carnaio di sempre - e a luglio, poi. Ma non se ne vedono altre. Mi viene da pensare che sia un allarmismo tutto italiano.

Ne parlo poi con i miei amici, mi dicono che qui la notizia preoccupava all'inizio, quando non si sapeva se fosse la nuova morte nera o che, ma ora dalla stampa inglese ha smorzato i toni. Ha solo fatto scalpore che una bambina di sei anni sia morta, ma è un caso limite, il sensazionalismo spot non attacca.
I miei amici mi raccontano che tre quarti dei loro amici conoscenti e colleghi l'ha avuta: due giorni di febbre a 38°, un po' di raffreddore e finisce. La si considera anche meno di una normale influenza.
D'altra parte, qui si sa com'è: tira vento, piove, poi esce il sole, poi ripiove, poi riesce il sole, intanto tira vento. Oh, che strano ammalarsi così, eh.

Nel Io da parte mia ho già maldigola. Ma ce l'ho da lunedì pomeriggio che ero ancora a Torino. Vorrà dire che mi accontenterò di un italico raffreddore.

viridian©, evabè. | 12:39 | Permalink | commenti (6) |
in viaggio

lunedì, 20 luglio 2009
Il tempo stringe. E io, coerente con me stessa, sono sempre in ritardo.
Nelle prossime 24 ore devo ancora:
1) finire l'ultimo articolo prevacanze per un certo magazine con cui collaboro [FATTO]
2) finire un comunicato stampa per una certa iniziativa che sto organizzando di cui non dico niente per scaramanzia [FATTO]
3) finire una lettera aperta cosparsa di acido e ghiaccio per l'ex di una mia amica che si è comportato da vero stronzo [FATTO]
4) andare in agenzia a fissare il volo per l'INDIA! la mia meta dell'ANNO! che parto a fine agosto! [FATTO!]
5) capire se andare a Londra dopodomani in piena psicosi collettiva da contagio è un'idea brillante (io me ne sbatterei, onestamente) [VADO]
6) fare la valigia per Londra [FATTA]
7) fare una valigia per il mare per quando torno [RIMANDATA]
8) andare da Decath a comprare uno zaino per l'India [RIMANDATO]
9) varie ed eventuali che mi costeranno di certo altre ore e che non ho contato. [FATTE]
10) controllare l'elettricità e l'agitazione, sempre. [vabbe che pretese]

Ma ieri sera è valsa la pena rivedere finalmente Emidio Clementi. Mimì, che fascino. I Massimo Volume, che canzoni, che liriche, sempre.

Che nessuno mi parli di amore, di stabilità, di futuro. Chemmefrega ammè di amore, stabilità e futuro.
Ho altro a cui pensare: i prossimi due mesi, e il resto verrà dopo.
E' certo una forma di libertà.

Dopo aver scalato i quarantanove scalini della saggezza
alla ricerca di un indizio
Dopo aver rubato le battute migliori
nascosto dietro le quinte di un palcoscenico
Dopo aver indossato ogni tipo di maschera
Dopo essermi strappato la pelle
Dopo averti fatto ubriacare
Dopo avere immolato i miei giorni per te
Dopo essere entrato fino alle ginocchia nell'acqua gelida
per vederti ridere
Dopo aver ballato musica di merda
credendo di farti ridere
Dopo essermi illuso che alla fine mi avresti amato
Dopo aver progettato viaggi
Dopo averti letto i miei racconti inediti
Dopo averne accettato le tue critiche arbitrarie
Dopo averti fatto spazio nel mio letto
Dopo averti fatto spazio nelle mie vene
Dopo averti risparmiato quando ero già pronto ad ucciderti
Dopo aver preso a morsi i mobili della mia stanza
per non ucciderti
Dopo aver visto morire inosservate le mie battute migliori
Dopo averti amato
Avuto conferma di vento a favore
tolgo gli ormeggi
viridian©, evabè. | 13:40 | Permalink | commenti (11) |
music is my radar, cose che succedono a viridian

sabato, 18 luglio 2009
Ho un po' di male al cuore che non so motivare.
Quando ho una tensione istintiva, se anche non so elaborarla razionalmente, mi si stringe il petto in una morsa. Ho passato almeno gli ultimi due anni ad avere il cuore in una tagliola e quando un mese fa la tensione si è allentata non mi sembrava vero. Finalmente respirare.
Da due giorni è tornata e non me lo spiego.
Le ragioni ovviamente ci sono, ci sono sempre a volerle trovare.
Però apparentemente sono in pace con me stessa come non capitava da un pezzo. Lo capirò.
Sarà anche sentirmi chiedere "Cosa vuoi fare, ora che sei qui?" Che è una domanda legittima. Ma che mi mette inquietudine. Perché la risposta è incerta così come lo sono i risultati.

Ma l'incertezza è un bene, di fronte alla certezza dell'infelicità che avevo prima.
Direi che ho rinunciato a cose ed eventi a cui avrei dato una grande importanza, anche solo un anno, o sei mesi, o due mesi fa. Ma dato che hanno perso importanza, non sento nemmeno che sia stata una vera rinuncia.
Non mi interessano più molte cose. Non per ora. Anche per questo scrivo meno qui. Perché devo avere cose di cui mi importa scrivere, per scriverne.

Forse il male al cuore è solo una leggera tensione prepartenza. Da martedì si parte, finalmente. Smetto essere stanziale e divento itinerante all'incirca per i prossimi due mesi.
Partirò più leggera che posso, perché voglio avere paura di perdere il meno possibile.
E dei viaggi: di fisso ho solo il posto d'arrivo e qualche idea generica di ciò che voglio fare. Il resto sarà un percorso che si svelerà da sé.
Non ho paura e non mi preoccupo. E' una sensazione molto bella, potente. Sono curiosa di vedere cosa succederà. Non vedo l'ora che passi l'ora di attendere e arrivi l'ora di vivere.

Cosa voglio fare, ora che sono qui? Ma io non sono ancora qui. Io sono già in viaggio.
Ogni decisione è rimandata al mio ritorno.

viridian©, evabè. | 15:30 | Permalink | commenti (3) |
in viaggio, cose che succedono a viridian

martedì, 14 luglio 2009


viridian©, evabè. | 01:56 | Permalink | commenti (12) |
singletudini, porcaccimmonda

lunedì, 13 luglio 2009
Sto facendo scommesse su me stessa.
Oscillo tra la fiducia e l'incredulità.
Parlo molto convinta e compita delle iniziative che ho e poi mi ascolto da fuori e mi chiedo che sto dicendo, che sto facendo.
Punto 10 su di me e altrettanto contro di me.
Ho iniziato volando basso ma un'amica mi ha giustamente fatto notare che se punti in basso resti in basso, se punti in alto magari almeno a un buon mezzo ci arrivi.
Boh, vediamo. Ho poco tempo per pensare, il che è un vantaggio, dato che quando ho cinque minuti di tregua li uso tutti per farmi seghe mentali.
viridian©, evabè. | 01:05 | Permalink | commenti (3) |


martedì, 07 luglio 2009
(Vabbè, che devo dire.
A volte scrivo delle cose e quando le scrivo ci credo anche,
ma poi mi rileggo e mi imbarazzo di me.)
viridian©, evabè. | 00:18 | Permalink | commenti (11) |


domenica, 05 luglio 2009
E ora un bell'argomento tabù per farci due risate.
Premesso che non sono particolarmente giù di morale, anzi. Sto bene, e chi mi conosce sa quanto sia ben attenta a non abusare di una simile definizione.

Se voglio dare una risposta sincera in genere soppeso e prendo le misure al mio benessere: Sto molto meglio di sei mesi fa ma peggio di cinque anni fa, sto meglio di un mese fa ma peggio di quanto mi aspetto di stare tra due mesi se alcuni dei miei progetti vanno in porto, ieri sera ho digerito male ma stanotte ho dormito bene, sono stata bene ieri sera dove ero ma forse sarei stata meglio in quell'altro posto, il mio malessere è inferiore a quello di uno passato tra le mani di una ronda, ma se misuro il mio benessere con quello di Amelie appena apre quella cazzo di porta e si decide di rivolgere la parola e baciare il suo uomo dei sogni perdo clamorosamente, fuori c'è il sole ma io sono a casa, però ho scelto di essere a casa e tanto fuori fa caldo, eccetera. Sommo gli addendi, rapporto ognuno al loro peso, divido per il fattore di ottimismo o pessimismo di cui sono permeata al momento et voilà, so come sto.
E al momento, sto bene, grazie.

Premesso ciò, stanotte ho sognato di morire. Ho sognato di sapere che stavo per morire e che tutto quello di me se ne sarebbe andato come lacrime nella pioggia eccetera.
Senza aver lasciato un testamento né le password dei miei innumerevoli account di qualsiasi cosa online.
Senza aver lasciato ai posteri una traccia di me di cui andare fiera.

Orribile sensazione. Che non mi è nuova, perché infesta i giorni più che le notti. Il pensiero della morte è fin troppo quotidiano per non considerarlo un'ossessione. Il non sapere come, quando. Come sarà arrivarci. Quanto tempo ho già sprecato e quanto continuerò a sprecare nel frattempo (fra-tempo).
Ho sognato che mi angosciava quello che già mi angoscia. Di non aver fatto niente de che della mia vita.

Oh, te pensa quando non sto bene.

Detto questo, sono in una fase asociale acuta. On e offline.
Il chiacchiericcio mi infastidisce, il web mi infastidisce, la sensazione che ho di non essere capace di parlare affabulare divertire mi infastidisce, la sensazione di origliare mi infastidisce, la quantità di tempo che perdo a fare cose che mi infastidiscono mi infastidisce, le chiacchiere anche in buona fede sulla mia vita mi infastidiscono mortalmente.
Mi infastidisce aver definito il mondo reale off-line.
Mi infastidisce sentirmi trasparente nel mondo reale.
I'm an immaterial girl in an immaterial world.
Sono una ragazza digitale nel mondo analogico. Una ragazza analogica nel mondo digitale.

Mi infastidisce avere l'impressione di non dire mai esattamente le cose come vorrei dirle, non definire il mio pensiero per quello che è, usare sempre un'approssimazione che non spiega mai, nemmeno a me. Le parole sdrucciolano, mi sfuggono, fanno un po' quel che je pare.
Mi infastidisce non far nemmeno ridere. Che se mi metto a riflettere poi divento 'sto macigno - e dire che mancano tanti argomenti all'appello.

Però ribadisco, sto bene. E' estate, ho un sacco di tempo libero, quando non lo perdo mi organizzo i prossimi mesi. Non sono mai sola, sto con le persone che amo, anche se mi si lascia in pace per la maggior parte del tempo. Non sono ricca ma mi sento ricchissima, perché faccio di me quello che mi va.

Per il resto, l'atarassia è un'ottima panacea.
Frega niente di comprare e apparire, e il disinteresse consumistico è una discreta liberazione.
Frega niente di costruire qualcosa, in qualsiasi campo, e il disinteresse nei confronti del futuro genera un minimo sindacale di angoscia facilmente gestibile.
Frega niente di interessare qualcuno, che porti a un rapporto di lavoro d'amore o una microcelebrità web di valore inesistente.
Frega niente di convincere all'acquisto, di elemosinare amore o interesse, di mostrarmi brillante affascinante necessaria.
Frega niente di persone che mi hanno deluso e ferito, e un tempo avrei creduto sarebbe stata una liberazione pensarla così, mentre mi rendo conto che la vera liberazione è che, appunto, frega niente.
Gente che ai colloqui aveva giurato "ci faremo sentire" e non si sono mai più fatti sentire, gente che ha giurato "ti chiamo" e non ha mai più richiamato, gente che diceva tante cose perché la parole sono facili, malleabili, rinnegabili.
Ho delle persone care, familiari e amici a cui vado bene così (o forse mi prendono così come sono, pazienza), gli altri si impicchino. Ma anche con loro frega niente di raccontarmi, sviscerarmi, mostrare dove fa male e cosa, ricevere consigli, ascoltare opinioni. Yawn, scusa, già sbadiglio. Scusatanto ma chissenefrega.

Perché parlare non serve, parlare dopo certi livelli è cincischiare, è girarci intorno, non risolve niente, non cambia niente, dà solo l'idea di. E io ho parato tanto, troppo, sempre.
E' ora che mi dia una mossa invece. Basta ciance.

Così a chi me lo chiede dico che sto bene, perché alla fin fine è vero e le persone non hanno granché voglia di perdere tempo, ognuno c'ha le proprie di menate e non è che le mie meritino tanta attenzione.
E poi in qualche modo un po' bene devo stare, o non starei organizzandomi per due viaggi pressoché da sola. Qualche mese fa sarebbe stato impensabile, ora l'idea mi esalta.
Sarò giusto ospite di vecchi amici che appartengono ad alcune vite fa. Il loro presente farà da base al mio vagabondare. Nessuno del presente o del passato prossimo con me. Che il presente e il passato prossimo me li sto già scrollando di dosso, ma mettere distanze fisiche è ciò di cui ho bisogno.

Te pensa. Mi accorgo solo addesso che oggi è un certo anniversario.
Credo molto nel simbolismo delle date.
Quest'angoscia sotterranea ormai me la trascino da due anni.
Quel giorno, e i giorni a seguire sono indelebili. La solitudine, l'incertezza, il panico.
Il trovarsi faccia a faccia con la mortalità, con la paura della mortalità, di come il fisico ti possa tradire, di come l'ignoto sia sempre alla porta, si è scavata una cuccia in un angolo oscuro di me e da allora abbaia e ringhia notte e giorno.
E quindi faccio certi sogni di notte e quindi faccio certi pensieri di giorno. Nonostante siano cambiate tante cose in due anni.

Perciò me ne andrò in giro per i fatti miei. Vado a vedere se supero le paure che mi perseguitano di notte e di giorno. A viaggiare leggera e a cercare l'essenziale. A cercare stimoli altrove e vite diverse e persone nuove, e amicizie antiche di tempi in cui ero più fiduciosa. Per "ritrovare me stessa", come si dice. Ritrovare una me che abbia di nuovo fiducia in sé e meno paura dei fantasmi.

(Apperò, alla faccia del non voler più parlare di me.)
viridian©, evabè. | 17:29 | Permalink | commenti (6) |
lezioni di anatomia, cose che succedono a viridian

venerdì, 03 luglio 2009
Tiziano Scarpa e Antonio Scurati quasi a ex equo. Vince "Stabat Mater" con 119 voti, 118 a "Il bambino che sognava la fine del mondo".

Perciò sono contenta, per quel nulla che vale la mia humble opinion. Ma non sono l'unica. "Finalmente vince la letteratura" dice Raul Montanari sul suo FB. Per una volta un autore underdog, che lavora sodo da anni: noto ma non pompato, letto ma non sparato nell'iperspazio dell'industria letteraria, valido per i critici come per i lettori, apprezzato ma non urlato.

Questo varrebbe, almeno in parte, anche per Scurati. Ma mentre Scarpa è uno scrittore che suscita simpatia nella "cerchia" oltre a essere apprezzato per le sue capacità, Scurati tendenzialmente è antipatico ai più. E la sua candidatura spontanea allo Strega non ha aiutato a diventare l'anima della festa. Le pepie del club letterario lo hanno preso per il culo da non subito, immediatamente.

Con Scurati ho avuto a che fare qualche volta. L'ho avuto come insegnante al corso di scrittura, e non mi aveva fatto sta gran impressione: lo avevamo catalogato come pallone gonfiato, piacevole come un colon irritabile. L'ho poi rivisto ad aprile a Collisioni e lì l'ho apprezzato di più: è costretto a portarsi in giro il suo insieme di manie e fisse di cui è consapevole e pure un po' imbarazzato. E' solo umano, imperfetto, come tutti.

Sono contenta che abbia vinto Scarpa. Anche se povero Scurati, un punto è beffa. E' come essere secondi al palio di Siena. Però due finalisti così se li merita la letteratura italiana - mille volte di più di quanto si meritasse Giordano l'anno scorso.
viridian©, evabè. | 01:27 | Permalink | commenti (11) |
letture viridiane