Premesso che non sono particolarmente giù di morale, anzi. Sto bene, e chi mi conosce sa quanto sia ben attenta a non abusare di una simile definizione.
Se voglio dare una risposta sincera in genere soppeso e prendo le misure al mio benessere: Sto molto meglio di sei mesi fa ma peggio di cinque anni fa, sto meglio di un mese fa ma peggio di quanto mi aspetto di stare tra due mesi se alcuni dei miei progetti vanno in porto, ieri sera ho digerito male ma stanotte ho dormito bene, sono stata bene ieri sera dove ero ma forse sarei stata meglio in quell'altro posto, il mio malessere è inferiore a quello di uno passato tra le mani di una ronda, ma se misuro il mio benessere con quello di Amelie appena apre quella cazzo di porta e si decide di rivolgere la parola e baciare il suo uomo dei sogni perdo clamorosamente, fuori c'è il sole ma io sono a casa, però ho scelto di essere a casa e tanto fuori fa caldo, eccetera. Sommo gli addendi, rapporto ognuno al loro peso, divido per il fattore di ottimismo o pessimismo di cui sono permeata al momento et voilà, so come sto.
E al momento, sto bene, grazie.
Premesso ciò, stanotte ho sognato di morire. Ho sognato di sapere che stavo per morire e che tutto quello di me se ne sarebbe andato come lacrime nella pioggia eccetera.
Senza aver lasciato un testamento né le password dei miei innumerevoli account di qualsiasi cosa online.
Senza aver lasciato ai posteri una traccia di me di cui andare fiera.
Orribile sensazione. Che non mi è nuova, perché infesta i giorni più che le notti. Il pensiero della morte è fin troppo quotidiano per non considerarlo un'ossessione. Il non sapere come, quando. Come sarà arrivarci. Quanto tempo ho già sprecato e quanto continuerò a sprecare nel frattempo (fra-tempo).
Ho sognato che mi angosciava quello che già mi angoscia. Di non aver fatto niente de che della mia vita.
Oh, te pensa quando non sto bene.
Detto questo, sono in una fase asociale acuta. On e offline.
Il chiacchiericcio mi infastidisce, il web mi infastidisce, la sensazione che ho di non essere capace di parlare affabulare divertire mi infastidisce, la sensazione di origliare mi infastidisce, la quantità di tempo che perdo a fare cose che mi infastidiscono mi infastidisce, le chiacchiere anche in buona fede sulla mia vita mi infastidiscono mortalmente.
Mi infastidisce aver definito il mondo reale off-line.
Mi infastidisce sentirmi trasparente nel mondo reale.
I'm an immaterial girl in an immaterial world.
Sono una ragazza digitale nel mondo analogico. Una ragazza analogica nel mondo digitale.
Mi infastidisce avere l'impressione di non dire mai esattamente le cose come vorrei dirle, non definire il mio pensiero per quello che è, usare sempre un'approssimazione che non spiega mai, nemmeno a me. Le parole sdrucciolano, mi sfuggono, fanno un po' quel che je pare.
Mi infastidisce non far nemmeno ridere. Che se mi metto a riflettere poi divento 'sto macigno - e dire che mancano tanti argomenti all'appello.
Però ribadisco, sto bene. E' estate, ho un sacco di tempo libero, quando non lo perdo mi organizzo i prossimi mesi. Non sono mai sola, sto con le persone che amo, anche se mi si lascia in pace per la maggior parte del tempo. Non sono ricca ma mi sento ricchissima, perché faccio di me quello che mi va.
Per il resto, l'atarassia è un'ottima panacea.
Frega niente di comprare e apparire, e il disinteresse consumistico è una discreta liberazione.
Frega niente di costruire qualcosa, in qualsiasi campo, e il disinteresse nei confronti del futuro genera un minimo sindacale di angoscia facilmente gestibile.
Frega niente di interessare qualcuno, che porti a un rapporto di lavoro d'amore o una microcelebrità web di valore inesistente.
Frega niente di convincere all'acquisto, di elemosinare amore o interesse, di mostrarmi brillante affascinante necessaria.
Frega niente di persone che mi hanno deluso e ferito, e un tempo avrei creduto sarebbe stata una liberazione pensarla così, mentre mi rendo conto che la vera liberazione è che, appunto, frega niente.
Gente che ai colloqui aveva giurato "ci faremo sentire" e non si sono mai più fatti sentire, gente che ha giurato "ti chiamo" e non ha mai più richiamato, gente che diceva tante cose perché la parole sono facili, malleabili, rinnegabili.
Ho delle persone care, familiari e amici a cui vado bene così (o forse mi prendono così come sono, pazienza), gli altri si impicchino. Ma anche con loro frega niente di raccontarmi, sviscerarmi, mostrare dove fa male e cosa, ricevere consigli, ascoltare opinioni. Yawn, scusa, già sbadiglio. Scusatanto ma chissenefrega.
Così a chi me lo chiede dico che sto bene, perché alla fin fine è vero e le persone non hanno granché voglia di perdere tempo, ognuno c'ha le proprie di menate e non è che le mie meritino tanta attenzione.
E poi in qualche modo un po' bene devo stare, o non starei organizzandomi per due viaggi pressoché da sola. Qualche mese fa sarebbe stato impensabile, ora l'idea mi esalta.
Sarò giusto ospite di vecchi amici che appartengono ad alcune vite fa. Il loro presente farà da base al mio vagabondare. Nessuno del presente o del passato prossimo con me. Che il presente e il passato prossimo me li sto già scrollando di dosso, ma mettere distanze fisiche è ciò di cui ho bisogno.
Te pensa. Mi accorgo solo addesso che oggi è un certo anniversario.
Credo molto nel simbolismo delle date.
Quest'angoscia sotterranea ormai me la trascino da due anni. Due anni fa oggi scoprivo di avere il cuculo. Quel giorno, e i giorni a seguire sono indelebili. La solitudine, l'incertezza, il panico.
Il trovarsi faccia a faccia con la mortalità, con la paura della mortalità, di come il fisico ti possa tradire, di come l'ignoto sia sempre alla porta, si è scavata una cuccia in un angolo oscuro di me e da allora abbaia e ringhia notte e giorno.
E quindi faccio certi sogni di notte e quindi faccio certi pensieri di giorno. Nonostante siano cambiate tante cose in due anni.
Perciò me ne andrò in giro per i fatti miei. Vado a vedere se supero le paure che mi perseguitano di notte e di giorno. A viaggiare leggera e a cercare l'essenziale. A cercare stimoli altrove e vite diverse e persone nuove, e amicizie antiche di tempi in cui ero più fiduciosa. Per "ritrovare me stessa", come si dice. Ritrovare una me che abbia di nuovo fiducia in sé e meno paura dei fantasmi.
(Apperò, alla faccia del non voler più parlare di me.)
lezioni di anatomia, cose che succedono a viridian













